Intervista a S.A.R. Carlo di Borbone

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Pubblichiamo un’intervista esclusiva che Salvatore Lanza ha fatto al Simbolo vivente della nostra Identità, S.A.R. il Principe Carlo di Borbone, Duca di Castro, strenuo difensore della nostra dignità e rigoroso Rappresentante della parte sana, consapevole e vera del nostro Popolo.

Leggiamo con attenzione le sue parole: in esse c’è la speranza, ma anche la certezza in un futuro migliore.

 

Dal passato al futuro: da Re Carlo a Carlo Duca di Castro

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– In questi giorni due eventi importanti per la Real Casa di Borbone Due Sicilie: il Giubileo della Misericordia in Vaticano e l’Atto di Roma: ci può sintetizzare com’è andata?

Prima l’importante convegno sul dialogo inter-religioso promosso dall’Ordine, poi il Giubileo della Misericordia voluto dal Santo Padre con il passaggio attraverso la Porta Santa, la Messa sulla Cattedra di Pietro e la Cresima per le Principessine e, dalla stessa Cattedra, una mia dichiarazione che ha fatto molto clamore ma che, con emozione e di fronte a migliaia di persone, sono stato felice di fare: toccherà alle mie figlie ed in particolare a Maria Carolina l’avvenire della nostra Casata e del nostro Ordine. L’Atto di Roma non è altro che la volontà della nostra Casa Reale di adeguarsi ai tempi e ai diritti giustamente riconosciuti alle donne in tutto il mondo e in quasi tutte le Case Reali.

– Come immagina il futuro della Real Casa di Borbone Due Sicilie con Maria Carolina “regina di Napoli” (come ha titolato di recente Le Figaro)?

Senza dimenticare gli impegni e le responsabilità di un presente che mi vede impegnato tutti i giorni negli oneri e negli onori di rappresentare una Casata e un Ordine così importanti, il futuro della Real Casa sarà affidato alle mie figlie perché credo che, con i giusti insegnamenti, il giusto attaccamento ai valori cristiani, il giusto amore per le antiche terre e per gli antichi Popoli del nostro antico Regno, possano diventare, con il loro entusiasmo, dei punti di riferimento importanti nella attività sociali e culturali che da sempre caratterizzano la nostra Famiglia. La Duchessa di Castro, impegnata nel suo complesso lavoro quotidiano, in questo senso è già un esempio importante con i suoi impegni costanti nella beneficenza come nella formazione in Italia o, come di recente, negli Stati Uniti o in Africa.

– Una Real Casa a “trazione femminile” a partire da Sua moglie la principessa Camilla alle piccole Maria Carolina e Maria Chiara nel segno delle grandi donne borboniche del passato, allora?

Quella delle donne nella dinastia borbonica e anche nella storia non solo borbonica di Napoli è una storia importante: penso, solo per fare due esempi, all’ultima regina delle Due Sicilie, la giovane, bella ed eroica Maria Sofia, la famosa “eroina di Gaeta” o anche a quella Maria Carolina che seppe tener testa, come ha scritto Le Figaro qualche giorno fa, “ai rivoluzionari francesi e a Napoleone”. Maria Carolina è anche il nome di mia figlia…

– Esistono altri Borbone nel mondo? E di questi giorni una piccola polemica con un ramo “spagnolo”…

La nostra è una famiglia “larga” e con tanti “rami” (dalla Francia alla Spagna fino a Parma). Io sono il Capo del ramo Due Sicilie della Real Casa e il Gran Maestro del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e di tutti gli ordini dinastici. Non possono esistere in questo senso polemiche: le polemiche non coerenti con le antiche tradizioni della Famiglia (da secoli i Borbone veri non amano le polemiche). Non esistono altri “pretendenti” sia per motivi legati al diritto (com’è stato ampiamente dimostrato da studiosi di fama internazionale) che per motivazioni “di esercizio” e “di fatto”, per i legami che fin da mio padre (da oltre 30 anni) abbiamo e conserviamo con il territorio e con la sua gente a differenza di altri che, pur rispettabili, hanno scoperto quei legami magari da qualche mese o magari non li hanno addirittura mai scoperti.

– Nel 2016 si stanno celebrando i 300 anni dalla nascita di Carlo di Borbone, uno dei re universalmente riconosciuti come tra i più grandi della storia, tra il Maggio dei Monumenti dedicatogli dal Comune alla mostra da Lei patrocinata e curata dal Movimento Neoborbonico e che sta girando l’Italia da tempo e con successo: che significato ha oggi, per Lei che ne porta anche il nome, un re così importante?

Carlo di Borbone è stato uno dei re più apprezzati della storia napoletana, italiana ed europea. A lui dobbiamo tanti primati positivi economici e anche artistici e culturali. Che cosa sarebbe oggi la Campania senza la Reggia di Caserta o di Portici o di Capodimonte? Che cosa sarebbero i Napoletani senza la scuola musicale napoletana o senza le tradizioni dei presepi o delle porcellane? Questi sono solo alcuni tra i tantissimi esempi della capacità di governo di un re di cui si celebra quest’anno un anniversario importante che ha visto già la realizzazione di una nostra bella mostra che ha coinvolto migliaia di persone e soprattutto di giovani. Doveroso dedicare a lui il Maggio dei Monumenti. So che sono previste altre manifestazioni per l’autunno anche se resta il dubbio che un anniversario così importante per un personaggio così importante lo si sarebbe celebrato con più enfasi e anche con più risultati (anche turistici) in altri paesi del mondo.

– A che cosa può servire oggi la memoria storica e come vede l’opera di recupero che si è realizzata in questi ultimi anni grazie all’azione incessante dei cosiddetti storici neoborbonici?

In questi anni una schiera di ricercatori spesso volontari e spesso definiti neoborbonici ha portato alla luce tante verità sconosciute sulla storia del Regno delle Due Sicilie e dei Borbone e sulla storia dell’unificazione italiana. Dopo di loro tanti giornalisti e anche diversi giovani accademici. La mia famiglia non può che essere felice per questa opera di ricostruzione di verità storica che è importante non solo per i napoletani e per i meridionali e che può dare nuova fiducia e nuovo orgoglio soprattutto ai ragazzi che vivono nel Sud di oggi.

– Che cosa pensa e cosa si augura il principe Carlo di Borbone di fronte ai problemi che Napoli e il Sud vivono più o meno da un secolo e mezzo?

Da oltre 20 anni, fin da quando accompagnavo mio padre Ferdinando e fin dalle prime delle tante manifestazioni di affetto verso di noi vedo cose bellissime e cose meno belle. Napoli e il Sud sono dei luoghi carichi di ricordi, di spunti di riflessione e anche di amarezza per me e per la mia Famiglia. Dal lontano 1994 ad oggi noto un affetto crescente verso di noi e ne sono consapevole e fiero e per me quell’affetto rappresenta un ulteriore motivo per continuare a lavorare anche con gesti simbolici di beneficenza o con borse di studio o ad essere sempre più presenti con la partecipazione ad eventi o appuntamenti tradizionali. Spesso siamo in giro per il mondo ma il mio cuore resta sempre a Napoli e al Sud e il mio pensiero è rivolto a chi soffre, nel mondo come da Napoli a Palermo, è rivolto ai bambini delle periferie come a chi è ai margini della società. I Borbone di oggi non possono risolvere i problemi del Sud ma li conoscono, devono conoscerli sempre di più e impegnarsi per far capire a chi può e a chi deve che questi problemi devono essere finalmente risolti. Sogno e mi auguro un Sud più felice e con meno problemi, sogno e mi auguro una Napoli che torni ad essere, come merita, una capitale mondiale, sogno e mi auguro una nuova e vera attenzione per risolvere quelle famose questioni meridionali nate proprio dopo la fine del Regno delle Due Sicilie.  I Borbone continueranno ad essere un simbolo di quel grande passato che può illuminare il futuro di queste terre.

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