Reggia del Carditello: la fine.

Abbattetela
E’ la fine per la Reggia di Carditello
di
Nando Cimmino
La Regione Campania ha abbandonato il Real Sito borbonico di San Tammaro. Il governatore Stefano Caldoro ha conosciuto il nome di questo Comune solo per le liberare le strade di De Magistris dalla spazzatura. E’ la fine Carditello. Abbattete la Reggia di Carditello. Fatela sparire dalla memoria della gente di Terra di Lavoro. Fatela sparire, insieme a quella parte sana della Storia, che ha reso grande il popolo del Sud. Rendetela un cumulo di macerie sotto le quali seppellire l’incompetenza, l’incoscienza e la codardia di chi ha permesso tutto ciò. Adibite, il cortile reale, a parcheggio per i nauseabondi camion della spazzatura provenienti da Napoli, da Salerno e da tutta la provincia di Caserta. Il Real sito di Carditello va cancellato, al pari di come andrebbe cancellata una delle pagine più squallide della frustrata storia della provincia di Caserta. Una pagina lunga decenni che ha visto questo territorio, vittima dello più sfrenato e scellerato napolicentrismo, grazie anche all’indifferenza compiacente di coloro che, eletti nei collegi casertani, avrebbero dovuto almeno tentare di difendere questa terra dall’assalto dei CDR, delle discariche e dei siti di stoccaggio. Una provincia subordinata, in tutto e per tutto, agli umori del “Kapo” di turno, posto al governo di quello che appare sempre più come un lager. Un campo di concentramento, dove le giuste aspettative della gente perbene di questa provincia, sono sempre più disattese. Caldoro, che si è ricordato di San Tammaro solo quando ha dovuto liberare le strade di De Magistris, dall’immondizia partenopea, respinge l’emendamento al bilancio proposto dai consiglieri regionali casertani, per stornare i fondi da veicolare verso l’acquisto della fattoria borbonica, così come proposto da anni dalla Sga. Ovviamente nessun casertano, minimamente attento alle cose della politica, così come nel nostro Paese è concepita, ha creduto per un solo istante, che la cosa potesse approdare ad un sicuro riparo. I più smaliziati, pensano persino che altro non sia stato che un modesto tentativo, quello abbozzato dalla squadra casertana, di fare una lavata di faccia ai propri elettori, dai quali sono stati compulsati a prendere posizione sulla vicenda. Un errore madornale, quello di ricondurre tutto ad una vicenda da campanile. Il Real Sito di Carditello infatti, pur essendo la proiezione della illuminata visione che Ferdinando IV di Borbone aveva di questa parte della Campania, è un bene che appartiene a tutta la Regione e a tutto il Paese e che, pertanto, meritava la difesa di tutto il governo regionale e non solo di una parte minoritaria di esso. Inutile oggi, ripercorrere le responsabilità oggettive e soggettive; questo è lo stato dell’arte. La parola fine, è stata vergata da una classe politica che ha concepito la Reggia di Carditello come un problema da allontanare da sé e non certo come una risorsa e come un’opportunità, capace di generare lavoro e quindi economia. La parola alla prossima asta fallimentare. Sì, perché di fallimento si tratta.
Fonte: Interno18
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