Gaeta – Raduno Identitario 15, 16 e 17 Febbraio 2019

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Fra’ Diavolo e il 1799

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Evento a Orsogna

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In ricordo e in suffragio di Francesco II

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Ci scambieremo gli auguri di Natale nel ricordo e nel nome di Francesco II di Borbone.
Il nostro modo di farci e di farvi gli auguri, com’è consuetudine dal 1993, è quello di realizzare attività finalizzate alla ricostruzione della memoria storica. Anche quest’anno, insieme agli auguri per tutti i soci, i simpatizzanti e i lettori dei nostri siti, nel segno della Tradizione e dei successi personali e professionali, ci incontreremo per la consueta celebrazione religiosa dedicata a Francesco II di Borbone, scomparso il 27 dicembre del 1894 ad Arco di Trento, primo dei tanti emigranti meridionali.

Infatti l’appuntamento è per giovedì 27 dicembre 2018, alle ore 18.00, quando si ripeterà il tradizionale ed importante incontro presso la Chiesa di San Ferdinando di Palazzo in Napoli, con la Santa Messa solenne in Rito Romano Antico celebrata in suffragio dell’anima santa del Re Francesco II di Borbone, nel 124° anniversario della sua morte.

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Sotto il nostro Vessillo

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1861 La brutale verità

Al Teatro Augusteo lo splendido spettacolo di Michele Carilli: Venerdì 5 e sabato 6 ore 21, domenica 7 ore 18 (8 euro galleria, 12 platea, botteghino 081414243).

La ricerca e la diffusione della verità storica, come sosteniamo da anni, sono gli elementi principali per il riscatto del Sud e dei Popoli del Sud. Le strade da percorrere sono quelle delle pubblicazioni, delle manifestazioni, dei convegni, dei seminari e delle mostre.

In questo caso una pubblicazione diventa spettacolo e la forma è senza dubbio quella più efficace: il racconto per parole e musica affascina, convince, colpisce e ottiene un risultato eccezionale creando immediatamente partecipazione, consapevolezza e orgoglio. E’ il caso di Michele Carilli e del suo grande spettacolo “La brutale verità”.

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Convegni a Telese terme

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Ai confini del Regno

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Premio Due Sicilie

Come abbiamo più volte scritto, il Movimento Neoborbonico, associazione identitaria culturale, fa partire le sue attività a settembre perché nacque (con il grande Riccardo Pazzaglia e tanti amici che affollarono il Borgo Marinaro) la sera del 7 settembre del 1993.

Dovevamo essere 80, eravamo circa 400… E da quella sera nacque il movimento più “antico” e più attivo del mondo meridionalista (più di 120 attività annuali, migliaia di simpatizzanti, milioni di contatti sui siti e sui social, decine di articoli anche su riviste scientifiche e non solo italiane, più che mai in questo 2018…). Quest’anno, allora, celebreremo i 25 anni di attività (caso rarissimo nel panorama del volontariato legato al nostro territorio) e lo faremo con gli amici vecchi e nuovi che hanno contribuito con noi a cambiare la storia del Sud in tutti questi anni, sulla strada (non ci stancheremo mai di ripeterlo, più che mai in questi giorni di grande confusione politica e non) della Memoria, dell’Orgoglio e del Riscatto. Lo faremo con una bellissima serata a Napoli, nel grande Teatro Mediterraneo (Mostra d’Oltremare, Fuorigrotta), alla presenza dei Principi CARLO E CAMILLA DI BORBONE e con altri “colleghi” di Verità&Orgoglio (tra gli altri, per ora, POVIA, EDDY NAPOLI, PAOLO CAIAZZO, NAPULITANATA…) e lo faremo con la seconda edizione del “PREMIO DUE SICILIE – ECCELLENZE DEL SUD”: cultura, giornalismo, società, arte, industria, artigianato, sport, teatro, musica, scienza, medicina. Saremo tanti, ma i posti (oltre mille) saranno numerati e devono essere prenotati (alberghi e ristoranti convenzionati, parcheggi e navette in zona). Nei prossimi giorni altre notizie e, intanto, AUGURI A TUTTI NOI E A TUTTI VOI NEOBORBONICI!

Info numero verde 800500512  oppure 3478492762.

Oppure  info@neoborbonici.it

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Avvenne a Pietrarsa

Pietrarsa

6 AGOSTO 1863/2018. PIETRARSA E LA FIAT, I BORBONE, GLI AGNELLI ECC. ECC.

Era il 6 agosto del 1863 quando i bersaglieri caricarono gli operai nella fabbrica di Pietrarsa solo perché protestavano per difendere quel lavoro che con i Borbone avevano (“fora i savoia” scrissero sulle mura) e con i savoia stavano perdendo (tra licenziamenti e prime forme di assistenzialismo sterile). Ne morirono almeno 7, alcuni giovanissimi, come rivelarono alcune mie ricerche archivistiche in anni nei quali in tanti neanche sapevano dove fosse Pietrarsa. Nel 1860 quella era la più grande fabbrica metalmeccanica d’Italia (1050 operai, solo 480 quelli dell’Ansaldo, la Fiat sarebbe nata solo nel 1899). La storia è fatta spesso di numeri e non di pre-concetti stupidi: a Pietrarsa il trend di crescita per operai e per produzione era più che positivo e dal 1860 diventò negativo e visto che si producevano motori, locomotive e binari (che potevano essere acquistati dai governi e non dai privati), vuol dire che qualcuno in italia decise, dopo aver massacrato gli operai, di far chiudere Pietrarsa e di far nascere… la Fiat. Senza calcolare gli ammortizzatori sociali (quanti miliardi per le casse integrazioni?) o le leggi “speciali” (rottamazioni e roba simile), dalle parti di Torino, dal 1977, hanno ricevuto 7,6 miliardi (!) di euro pubblici. Tutto il cristiano rispetto per Marchionne che non c’è più (non ditelo a noi ma magari a chi lo ha sostituito con conferenze stampa in mondovisione e salutato con titoloni in prima pagina prima che morisse) ma questi hanno licenziato 90.000 dei loro 120.000 operai, delocalizzato quasi tutta la produzione, sedi legali e fiscali incluse. Questo lo stile di Agnelli, “sabaudo illuminato” (parola di C. Stevens, il loro avvocato). Uno stile che ci ricorda (cambiate le cose da cambiare, per carità) quello sabaudo ottocentesco (prima si sparava sugli operai, oggi li licenziano o li precarizzano senza pietà). E (consentitecelo) ci ricorda pure lo stile-Juve: l’importante è solo e sempre e comunque vincere: ditelo a quelli del torinese Tuttosport e compagni che prima gridano “la Juve non c’entra nulla con Fiat/FCA” e poi sparano titoloni con “Grazie Marchionne” e foto del manager e di CR7 (comprato allora forse anche grazie agli storici contributi -anche nostri- concessi alla Fiat). Lo sappiamo che alla fine vincono i bersaglieri, i manager dello stile sabaudo e la Juve ma a noi questa roba non piace e preferiamo restare borbonici. E oggi preferiamo ricordare i primi martiri della storia operaia (Luigi Fabbricini, Aniello Marino, Domenico Del Grosso, Aniello Olivieri i loro nomi finora accertati). È una scelta di vita. È tutta un’altra storia nella quale non sempre chi vince è migliore di quello che perde. E non è detto che sia destinato a perdere sempre.
Gennaro De Crescenzo

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