Neoborbonici in TV

CANALE ITALIA#001

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Napoli – Santa Chiara

Santa Chiara

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Gennaro De Crescenzo in TV

De Crescenzo in TV

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Le norme antisismiche vigenti nel Regno delle Due Sicilie

LE NORME ANTISISMICHE 1#001

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LE NORME ANTISISMICHE 7#001

 

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Pino Aprile

GIORNATA DELLA MEMORIA
FATTI, MONUMENTI, SOSPETTI, ERRORI, ACCUSE… ECCHISSENE!
ERA ORA: FUTURO

di Pino Aprile

La manifestazione di Gaeta per la deposizione delle prime pietre del mausoleo per i meridionali uccisi, derubati, oppressi e diffamati, per unificare l’Italia con le armi, resterà come un momento di svolta, per più di una ragione.
Anche perché (coincidenza che ha subito alimentato cazzuti sospetti di oscure trame dei traditori in agguato dell’ideale che i pochi conservano in purezza, qual patrimonio personale, da non esporre al rischio della condivisione), appena 24 ore dopo l’incontro di Gaeta, due esponenti del M5S depositavano, alla Regione Campania e alla Regione Puglia, la mozione concordata per far istituire la Giornata della Memoria per le vittime dell’Unità, al Sud.
A distanza di qualche giorno, vale analizzare cosa è successo, incluso errori e sottovalutazioni.
1 – In “Carnefici”, ipotizzavo che, se l’Italia non lo farà (e non l’ha fatto per 156 anni…), un giorno a Gaeta o altra città martire, avrebbero potuto recarsi cittadini consapevoli, meridionali e no, con un fiore e un mattone, per cominciare a erigere il mausoleo a quelle vittime dell’Unità, cui non una croce, una lapide, un monumento è stato dedicato, in un secolo e mezzo; mentre ogni strada, ogni piazza, ogni pagina dei libri di storia venivano lardellate dei nomi, dei busti, delle lapidi delle agiografie dei loro carnefici.
Non si tratta di punire i colpevoli, tutti morti; né di consolare le vittime, morte disperate. Si tratta di restituire a noi, eredi di quelle vittime e di quei carnefici, la verità sui massacri, il rispetto per il dolore delle nostre madri e dei nostri padri aggrediti in casa loro, senza manco dichiarazione di guerra, saccheggiati, stuprate, deportati, incarcerati, torturati, fucilati in massa.
La menzogna su quel che accadde ci ha dato un Paese diviso, rancoroso, con una economia assistita dallo Stato, concentrata a Nord, e che si regge sullo sfruttamento di una colonia interna, il Sud, conquistata con le armi. La verità può essere la base su cui unirci in un destino comune, se equo; o, in assenza di tale volontà, per riprendere, da soli, le redini del proprio futuro.
Il Movimento Neoborbonico, coinvolgendo una ventina di altre associazioni, ha proposto che già questo anniversario della caduta di Gaeta assediata e martoriata dal macellaio Cialdini fosse quello giusto per “Un mattone e un fiore”. Ovviamente, io ho aderito subito, anche se i tempi erano stretti, strettissimi.
I messaggi lanciati sulla Rete hanno avuto delle risposte e si è costituito un comitato promotore che si è messo al lavoro, avendo mezzi nulli (sottoscrizione) e tempo scarso. Si poteva fare meglio, certo; chiamare tutti i responsabili di associazioni, movimenti, partiti, proloco, sindaci, a uno a uno. Così si fa. Ma chi lo fa? I volontari del comitato promotore, per dire, mi spiegavano quanto tempo ci è voluto per recuperare gli indirizzi e-mail di decine di sindaci, alcuni dei quali hanno fatto sapere che l’invito doveva arrivare per lettera raccomdandata da protocollare…
Diciamo che il modo è stato: si fa questo a Gaeta, chi vuol venire… più siamo, meglio è. Pare sia stato inventato di meglio, ma se decidi di far subito come si può, invece di far bene dopo, poi non ti lamentare se va come va.
2 – E come è andata? Io dico bene… C’erano centinaia di persone (potevano e dovevano essere migliaia); c’erano diversi sindaci o assessori in rappresentanza (potevano e dovevano essere decine); c’erano esponenti di tante associazioni, movimenti, partiti che pure non comparivano fra i promotori (forse si doveva/poteva far di più per coinvolgerli; forse dovevano/potevano far di più per essere coinvolti), eccetera. In questo, pur nella soddisfazione di tanto popolo, premiato da un clima quasi estivo: una occasione parzialmente mancata. Naturalmente, per le note “divisioni nel campo meridionalista” (il peggior nemico è chi ti sta più vicino) alcuni non sarebbero venuti manco se invitati e qualche altro si sa che preferisce non essere invitato (per fortuna…). Ma c’era quello che non doveva mancare, a Gaeta: il sentimento condiviso di aprire una nuova strada per l’affermazione di una verità ostacolata da sempre; la sensazione che non si era lì per commemorare e basta.
3 – Poco prima di muovermi per andare a Gaeta, un giovane amico da anni impegnato sui temi meridionalisti e oggi con il M5S, mi avvisa con sms: in 6 Regioni del Sud sta per essere depositata una mozione dei cinquestelle per istituire il “Giorno della Memoria” per le vittime del Sud. Gli chiedo se posso divulgare la notizia; sì, a patto di non “bruciarla”, non fornire, insomma, i dettagli su quando, chi. E siamo sicuri che lo fanno davvero, non ci siano ripensamenti? Garantito. I greci dicevano che gli dei manifestano le proprie intenzioni con le coincidenze. Beh…: più chiaro di così!
4 – Dopo 48 ore, lunedì, in Campania e Puglia, Maria Muscarà e Antonella Laricchia depositano, pure a nome degli altri firmatari, la mozione annunciata. Nei giorni seguenti, assicurano che avverrà lo stesso in altre 4 Regioni. Nemmeno il tempo di smaltire la soddisfazione, che arrivano i primi distinguo (pochi e malposti, per la verità, ma vanno comunque e sempre presi in considerazione): perché proprio i cinquestelle? Perché gli altri non hanno ritenuto di farlo, ovvio; o “non ancora” di farlo. In questo, sono maoista: non m’importa che il gatto sia bianco o nero, ma che prenda il topo.
5 – Quindi, i cinquestelle ora sono “borbonici” o “neoborbonici”? Ma figurati! Fra loro qualcuno ci sarà, ma un partito o movimento nazionale ha dentro di tutto. Ma i cinquestelle del Nord…? Boh, fatti loro; per me conta che facciano questo. Ma lo fanno per prendere voti! Qualcuno sì, qualcuno può darsi, qualcuno forse no. E allora? Con il centrodestra o il centrosinistra sarebbe stato diverso? Chi pensa che per questa mozione il M5S ha meritato il suo voto glielo darà e se no, no; ognuno si regola come gli pare.
6 – C’è stato chi ha visto nella coincidenza fra Monumento a Gaeta e Mozione M5S la prova del segreto accordo a danno di altri. Dei seminatori di fandonie non ci libereremo mai (personalmente, aspetto ancora delle scuse da qualcuno); fatemi capire: a danno di chi? Alcuni hanno protestato: dovevano farlo i movimenti meridionalisti. Eh, sarebbe stato bello, se ne avessero la possibilità; chi ci ha provato, non è riuscito: contano poco, almeno per ora. Ma a me sembra più significativo che non lo faccia un partito o movimento meridionalista. Apparirebbe una iniziativa “di parte”, quindi estranea agli altri. Mentre io credo che la coscienza di quel che fu fatto al Sud debba esser condivisa da tutti, in ogni formazione politica, associativa. Ognuno, poi, la viva con la propria visione, cultura, educazione. Non può essere “di parte” una storia comune. La più grande vittoria di un percorso di questo tipo sarebbe vedere i partiti concorrere su cosa e come fare per promuovere il recupero della storia negata, il rispetto per le vittime, l’equità per i cittadini di uno stesso Stato.
7 – Quindi queste iniziative vanno nella direzione della restaurazione del Regno delle Due Sicilie e della dinastia borbonica? Qualcuno che lo vuole c’è; come chi vorrebbe il ritorno degli Asburgo nel Triveneto. Idee rispettabili come altre. Ma appiattire ogni altra su questa è il disonesto modo per dire: sono tutti monarchici nostalgici.
Sono repubblicano, forse anarchico, ma voglio il riconoscimento della guerra coloniale condotta dai piemontesi contro il Regno delle Due Sicilie, di un secolo e mezzo di politica coloniale di un Paese fintamente unito e chiamato Italia, e voglio il Mausoleo dei vinti a Gaeta, le strade intitolate ai martiri ed eroi che difesero la propria casa, il diritto a non accettare invasione e annessione, a poter esprimere la propria idea sul futuro proprio e del Paese che, se uno per tutti, doveva sorgere ed essere “alla pari”.
Indicativo è che a fare questa assimilazione di logica padronale (non accetti di esser colonizzato? Sei monarchico e neoborbonico) sono quelli che, pure da Sud, hanno coccolato e coccolano, o fingono di osteggiare, un partito razzista che è stato persino al governo, la Lega; e lo considerano ora “nazionale” e addirittura “europeo”, perché invece di insultare i terroni (almeno in pubblico…), insulta “negri”, “zingari” e “clandestini”. La spiegazione è che quel partito razzista è funzionale al sistema di potere; mentre il riconoscimento della storia negata mina alla base il potere che nacque con l’accordo fra reazionari del Nord e del Sud, (im)prenditori di risorse pubbliche del Nord e delinquenti del Sud.
Concludo (per ora, ché questa storia è appena cominciata): i cinquestelle hanno fatto quello che potevano far prima e meglio altri e non l’hanno fatto (e certo non è mancato il tempo!), perché non potevano (troppo piccoli) o non volevano. Ora, si può soltanto dire grazie e dire sì a queste mozioni; i distinguo servono soltanto a nascondere il no. I partiti, movimenti, che su questi temi non vogliono lasciare un vantaggio ai cinquestelle hanno un miliardo di opportunità di superarli: portare la vera storia nelle scuole, erigere monumenti che ricordino i massacri, chiedere borse di studio per gli studenti che facessero tesi cercando documenti inediti…
Insomma, non fermando chi fa un passo; ma facendone due.

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Novità Editoriale – Luciano Salera

Salera Luciano La morte di Anita#001

Il giallo della morte di Anita Garibaldi

Studioso instancabile, scrittore di polso e demistificatore puntuale e implacabile, lo storico napoletano Luciano Salera è autore di un avvincente ed esauriente saggio revisionistico, La fuga di Garibaldi e il giallo della morte di Anita, edito in Chieti dall’anticonformista Marco Solfanelli.

Il robusto saggio in questione fa scendere l’impertinente e impietosa luce della verità su uno dei più strombazzati e incensati episodi della rivoluzione massonica, la morte di Anita Garibaldi, avvenuta nell’agosto del 1849, durante l’ultima fase della fuga precipitosa, attuata dagli eversori, dell’effimera, scellerata e iniziatica repubblica romana.

Un monumento, in mostra squillante sul Gianicolo, rappresenta Anita nella veste inverosimile di una cavallerizza furente e implacabile, che ha sguainato l’eroica sciabola, scagliandosi contro i nemici clericali.

In realtà la statuaria leggenda di Anita sciabolatrice a cavallo rovescia la verità, che contempla una donna stremata dalla febbre e dall’irragionevole sequela dell’avventuriero nizzardo, lo strombazzato Giuseppe Garibaldi.

Al proposito Salera rammenta che gli storici di scuola risorgimentista, squillanti e veneranti autori della leggenda intorno alla monumentata cavallerizza, hanno nascosto e censurato le deprimenti notizie sull’inferma salute di Anita: “nessun accenno alle condizioni estreme di questa povera donna, che viene trascinata, morente, in stato di drammatico disagio e massima precarietà, in una fuga che lasciava pochissimo spazio alla speranza di riuscita; anzi ne lasciava talmente poca, stante la necessità di dover trasportare quel corpo in fin di vita, da rendere ancora più complesse le operazioni di fuga”.

L’ufficiale, lacrimosa narrazione della morte di Anita, stremata dalle fatiche della fuga patriottica da Roma, fa parte delle pagine apologetiche intorno al c. d. risorgimento ed è usata per censurare e nascondere la verità, messa in luce dall’ispettore Giuseppe Radicchi, autore di una relazione sul ritrovamento del cadavere dell’infelice sposa di Garibaldi.

Al proposito Salera scrive: “premesse le note circostanze in cui il cadavere di Anita è stato rinvenuto, il Radicchi assicurava che questo appariva come quello di una donna strozzata … con la lingua fuori, con gli occhi tumefatti e stravolti e con i lividi in corrispondenza della trachea”.

Salera cita una testimonianza inconfutabile sulla fine violenta di Anita, omicidio definito terribile misfatto, compiuto dai garibaldini nell’agosto del 1949. Per far sloggiare (scappare) Garibaldi dalla casa in cui si era nascosto, “si era tenuto un congresso in casa Moreschi e alla sera era seguito lo strangolamento dell’infelice donna e la sua sepoltura alle cosiddette motte”. La morte di Anita fu un caso di eutanasia, delicatamente taciuto dalla storiografia di stampo massonico e pseudo patriottico.

Gli storici propriamente detti, quelli che non ignorano e sopra tutto non nascondono la spietatezza e il cinismo dell’eversore nizzardo, sono fermamente convinti dell’esistenza di un’ombra scellerata sull’avventura del Garibaldi.

L’opera di Luciano Salera, storico erudito ed onesto e fervido patriota rinnova e accresce le ragioni della fondata diffidenza negli ideali dei garibaldesi, falsi italiani, attivi sul fronte massonico costituito dalla rabbiosa, laida avversione alla Cristianità e all’ordine civile.

La memoria storica degli italiani dovrà, pertanto, superare e liquidare l’umiliante e intossicante dipendenza dalle pagine della storia, che sono infettate dalla lue massonica e dal furore anticristiano.

Pier Angelo Vassallo

Salera Luciano La morte di Anita 2#001

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Raduno di febbraio a Gaeta

Saremo a Gaeta nei giorni 10, 11 e 12 febbraio per una serie di eventi che, unitamente al Movimento Neoborbonico, all’Ordine Costantiniano ed alla Fondazione Il Giglio, anche quest’anno coinvolgeranno le varie Associazioni Culturali che si rivedono negli Ideali Storico-Identitari che la Fedelissima Città custodisce da oltre 150 anni.

Il giorno 10 si svolgerà un importante ed atteso momento comunitario tra i vari sodalizi, mentre i restanti 11 e 12 saranno i giorni della cultura identitaria e delle cerimonie.

Come si promisero i nostri Soldati quando lasciarono la Città Fortezza: ” CI RIVEDREMO TUTTI A GAETA!”.

E’ questo il “motto” di tutti i veri figli di una Patria immortale. Ci rivedremo a Gaeta!

“E’ da allora che là ci aspettano i nostri Eroi!” (Don Paolo Capobianco).

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Gaeta Programma Bozza 8 2#001

N.B.

Quando si telefona per la prenotazione, sarà necessario specificare che è per l’evento.

Al fine di migliorare l’organizzazione, sarà gradito se si invia comunicazione della propria partecipazione a: info@reteduesicilie.it con in oggetto “Gaeta 2017”, specificando il numero dei partecipanti.

Grazie.

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Convegno a Sparanise

“L’AGRO CALENO E I BORBONE”.

“L’Agro Caleno e i Borbone” è questo il tema del convegno che si terrà venerdì 13 gennaio, presso il Liceo Foscolo di via Calvi – Sparanise.

Il Comune di Sparanise, insieme all’ISIS “Foscolo” partner dell’evento, è l’ente promotore dell’incontro che, a 300 anni dalla nascita di Carlo di Borbone, analizzerà il ruolo storico e strategico che la casa reale ha avuto per la Provincia di Caserta ed in particolare per l’Agro Caleno.

“Il Convegno” – spiega l’Assessore Coppolino, moderatore dell’evento – “rappresenta un’occasione importante per ricordare ed analizzare, insieme ai relatori esperti che interverranno, un’epoca storicamente importante per la nostra provincia in generale e per il nostro territorio in particolare. Attraverso questa, e le altre iniziative in programma per questo 2017, e dopo la mostra fotografica proposta per il 22 ottobre, questa amministrazione intende spingere per la riscoperta della nostra storia e la valorizzazione della nostra identità vista come punto di partenza per il rilancio del territorio. Ringrazio la mia amministrazione, ed in particolare il Sindaco, per l’attenzione e il supporto offerti alla buona riuscita dell’evento”. Durante la manifestazione saranno presentati i lavori inerenti al tema realizzati dai ragazzi dell’Istituto Caleno. Farà gli onori di casa il Preside del Foscolo, prof. Mesolella, esperto del periodo storico e autore di diversi libri sul tema tra cui ricordiamo quello sul palazzo reale borbonico di Sparanise. Interverranno, inoltre, il prof. De Gennaro, presidente dell’associazione culturale Movimento Neoborbonico, associazione a cui si deve una rinnovata attenzione al periodo Borbonico, e il prof. Cerchia, docente universitario e profondo conoscitore della storia dell’agro Caleno, che, dopo aver giocato il ruolo dell’accusa in un interessante e recente processo ai Borbone, tenutosi ad Isernia, porterà nel Liceo caleno la una visione più rigorosa ed accademica sul tema affrontato…insomma, si prevedono scintille, ma soprattutto un interessantissimo appuntamento culturale.

Convegno a Sparanise

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Conferenza a Santi Cosma e Damiano

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Il Monumento della Memoria

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