Giornate identitarie a Lamezia Terme

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Povia a Teramo

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Sulla via dei Mille con mio padre

CON MARCO ROSSANO

A NAPOLI TRA STORIA, RICORDI E SENTIMENTI

Venerdì 18 Novembre, alle ore 20.30, al Cinema Modernissimo di Napoli (ingresso libero), anteprima del documentario “Sulla via dei Mille con mio padre”.

A seguire, dibattito col regista, Marco Rossano, sociologo visuale e documentarista; Gennaro De Crescenzo, docente di Storia e Presidente del Movimento Neoborbonico; Gigi Di Fiore, giornalista de Il Mattino; Angelo Forgione, scrittore e giornalista; Giovanni Villone, professore di Bioetica e Storia della Medicina.

Compatrioti ed amici sono invitati.

Sinossi: In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, il regista percorre un viaggio insieme al padre, Fausto Rossano, Direttore sanitario dell’ex Ospedale Psichiatrico Leonardo Bianchi di Napoli, che soffre di Alzheimer, per recuperare memorie personali e collettive, raccontandone la storia e quella della costituzione di una nazione, l’Italia, che oltre 150 dopo presenta ancora delle forti divisioni.

Da Napoli a Gaeta, da Pietrarsa a Pontelandolfo fino a giungere in Sicilia, viene percorso un itinerario attraverso tappe storiche per raccontare degli episodi lasciati nel dimenticatoio. Un viaggio del regista in compagnia del padre, che racconta un po’ della propria storia e dell’importante opera di dismissione del Bianchi che ha permesso di restituire l’identità alle persone che fino ad allora vivevano nel manicomio. Racconti personali e storici si mescolano, riconoscendo, dunque, il valore della memoria quale materia unica e preziosa per dare forma all’identità di un individuo e di un popolo.

Durata: 562

Ambientazione: Napoli / Gaeta / Palermo / Mongiana / Rionero / Pontelandolfo

LINK DEL TRAILER

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MEMORIA, RABBIA, ORGOGLIO E RISCATTO

di

Antonio Pulcrano

Sì, ho letto “Noi, i Neoborbonici”, di Gennaro De Crescenzo. “Memoria, Rabbia, Orgoglio e Riscatto”, gli stessi sentimenti che hanno animato la storia del Movimento, dal 1993 ad oggi, permeano questo libro, scritto come un romanzo, un lungo racconto di ricordi, un fantastico agglomerato di sensazioni, di conquiste, delusioni, iniziative sempre più numerose e seguite, il racconto di uomini e donne che in questi anni, attraverso e vicino al Movimento dei Neoborbonici, hanno dato l’anima, il proprio tempo, messo a disposizione la propria cultura e le proprie professionalità, la propria intelligenza, la stessa vita. A cominciare dai mitici, e mai dimenticati, Angelo Manna e Riccardo Pazzaglia, precursori di ricerche che affermavano, allora, l’inaffermabile: la Storia del Sud Italia, la Storia del Risorgimento, la Storia del Regno delle Due Sicilie e della stessa Italia post-unitaria, così come conosciute, sono una mistificazione colossale.

“L’appuntamento,… era al Borgo Marinaro.. il 7 settembre 1993 – scrive De Crescenzo – per parlare male di Garibaldi. Dovevamo essere in cinquanta, ma diventammo quattrocento. Tra i tanti alcuni sarebbero stati i fondatori della futura associazione neoborbonica e anche un giovanissimo Salvatore, Salvatore Lanza,…”. Questo giovane professore, Gennaro De Crescenzo, poneva le basi per la creazione di un Movimento che avrebbe, man mano sempre più, guidato le genti meridionali alla consapevolezza del proprio passato, all’orgoglio del proprio essere, alla speranza per il proprio futuro. Un Movimento che avrebbe definitivamente mutato la visione stessa della Storia d’Italia. Un libro, sì, che rievoca, passo passo, molti degli avvenimenti vissuti dai Neoborbonici, dai primi timidi approcci con le Istituzioni, agli incontri con personaggi che gravitavano intorno al mondo del calcio, un “microcosmo significativo”, come lo definisce De Crescenzo, fino alle più recenti, ormai oceaniche (e diciamolo!), manifestazioni, come gli incontri di Gaeta, i bagni di folla del discendente diretto della dinastia Borbone, Carlo di Castro, le sempre più numerose e interessate presenze di giovani alle presentazioni di libri e convegni.

Un seme lanciato in un terreno non arido, in un solco che è già tracciato, inconsciamente, nella mente e nel cuore della gente del Sud, un concime che sta producendo i suoi frutti. Ogni volta, un libro, un articolo, una manifestazione, un incontro, un dibattito, germogliano quel seme antico, antico di oltre un secolo e mezzo, che finalmente fiorisce in consapevolezza, orgoglio e riscatto. Quindi, in questo libro, ogni capitolo un ricordo, una battaglia, il rievocare un incontro, un coinvolgimento, un tema. Tutte le iniziative intraprese, in questi lunghi e laboriosi anni, per l’affermazione di storiche verità. I passi compiuti per la chiusura del museo Lombroso, a Torino, oppure il supporto a favore del Compra-Sud (se tutti i meridionali fossero coscienti di ciò che significa per la nostra economia acquistare prodotti della nostra terra e delle nostre aziende, si risolleverebbero le sorti economiche del Sud, attraverso una “rivoluzione” che potrebbe infine risolvere il problema occupazionale), all’incontro con Pino Aprile e alla citazione di Nicola Zitara, che definì il Movimento “non tanto il partito del re quanto il partito dei briganti”, per proseguire col racconto dell’amicizia sincera e proficua con lo storico e scrittore piemontese Lorenzo Del Boca, fino allo “spassoso” resoconto degli scontri verbali avuti con l’”illustre accademico”, Alessandro Barbero, storico tuttologo negazionista incallito dal “risolino” facile e strafottente che spesso gli è stato fatto rintuzzare.

Poi, nel libro, progressivamente, lo “storico” Prof. De Crescenzo, cede il passo allo scrittore di razza, a chi scrive ed opera con passione estrema, ed ecco una accesa “filippica” contro coloro che hanno contribuito alle mistificazioni sulle condizioni del Mezzogiorno, da Croce a Galasso, ai “poi ve lo spiego” di Emanuele Felice, sulle loro “cattedratiche” affermazioni, sulle loro “allineate” (e quanto interessate?) visioni dei fatti e degli avvenimenti. Alcune pagine andrebbero riportate “di peso”, in questa breve nota, tanto sono testimonianza di una liricità letteraria che parte dal cuore, da una mente certa delle proprie considerazioni, da una sentita denuncia, specie quando l’Autore parla di cosa era Napoli e il suo Regno, prima della falsa unità. Pagine che commuovono e ti coinvolgono totalmente, belle sì, che riempiono di orgoglio e gratitudine, che danno un altissimo senso alle nostre conquiste, ai primati, alle eccellenze, ad un mondo trascorso e vilipeso, passato e dimenticato, di cui bisogna riappropriarsi per capire finalmente chi siamo e da dove veniamo. Verrebbe voglia di riportarlo tutto intero, questo libro, tanto fa bene all’anima.

La seconda parte del volume, attraverso 15 “Questioni” monografiche, affronta vari argomenti e “domande” che di solito vengono rivolte ai “Neoborbonici”, e si sviluppa in altrettanti saggi, da Garibaldi alle economie del Regno, dalla presenza industriale allo smantellamento degli opifici (per non più risorgere!), dall’emigrazione forzata post-unitaria fino all’analfabetismo presunto, alle deportazioni ed eccidi di massa, a Fenestrelle e alla massoneria.

A febbraio scorso, al Convegno di Gaeta, su proposta di chi scrive, il Presidente dell’Associazione Neoborbonici, Prof. Gennaro De Crescenzo, alla presenza della maggior parte dei Gruppi e Movimenti Meridionalisti, colà convenuti, “in nome e per conto” dei popoli del cosiddetto Sud Italia, ha proclamato la “Giornata della Deportazione Meridionale, del Ricordo e del Riscatto” stabilita per il 13 Febbraio, giorno della tragica conclusione dell’assedio di Gaeta, nel 1861. Il Movimento Neoborbonico, “per nome e per conto” dei popoli del Regno delle Due Sicilie, mai domo, oggi, agisce e, auspichiamolo sempre, agirà nel più remoto futuro.

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Contro test per gli inglesi

INVIATO AL FOREIGN OFFICE DI LONDRA CONTRO-TEST PER GLI INGLESI: “SIETE RAZZISTI, RISPETTOSI O PROFETICI?”

In Gran Bretagna per le iscrizioni scolastiche ti chiedono se sei Italiano, Napoletano o Siciliano. Tre possibilità. Gli inglesi si ritengono:

A) RAZZISTI. Erano antimeridionali nel 1860 e, magari influenzati dai media italiani, lo sono ancora oggi.

B) RISPETTOSI dell’identità dei Meridionali. Sanno che esistono due italie per storia e per cultura e, da 150 anni, per diritti, servizi, occasioni e speranze e non fanno finta di ignorarlo come i nostri opinionisti e/o politici finto-ipocriti-indignati di queste ore.

C) PROFETICI. Sanno che, prima o poi, di fronte alle colpe dei politici italiani e con il dilagare di verità storica e orgoglio, il Sud ritroverà la sua autonomia e la sua dignità.

Aspettiamo risposta. Grazie.

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Gigi di Fiore a Formia

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Continuano gli appuntamenti di presentazione de “La Nazione Napoletana”, l’interessante saggio dello storico Gigi Di Fiore che racconta la caduta del Regno delle Due Sicilie e l’annessione del Meridione al nascente Stato italiano dal punto di vista degli sconfitti.

Il 15 ottobre Gigi Di Fiore sarà presso l’Area archeologica di Formia, sita in Via Porto di Caposele, a partire dalle ore 17.30, nell’ambito della rassegna “La porta del Sud”.

Interverranno anche Edvige Gioia, Antonio Ciano, Giuseppe Gallinaro, Michele Maddalenae e Daniele Iadicicco, nostro Delegato per il Golfo di Gaeta e promotore dell’evento.

Amici e Compatrioti della zona sono vivamente invitati ad intervenire.

 

Per chi ancora non avesse letto il libro, La Nazione Napoletana raccoglie e presenta al lettore con magistrale perizia le storie di ufficiali, soldati, liberali e non solo che scelsero di non aderire alla causa unitaria e di rimanere fedeli alla Napoli borbonica, opponendosi quindi a quella che avvertivano come una vera e propria occupazione della loro patria da parte dei piemontesi.

Storie di eroismo e coraggio, come quella di Francesco Traversa, morto sotto i bombardamenti durante il lungo assedio di Gaeta; storie di fede e determinazione, come quella del magistrato Pietro Calà Ulloa, l’ultimo capo del governo borbonico; storie di ribellione, come quella dei lavoratori dello stabilimento di Pietrarsa, che diedero vita alla prima rivolta operaia dell’Italia unita.

Quello di Di Fiore è anche un viaggio in un passato che spesso appare ancora presente: gli insulti razzisti nelle aule di Palazzo Carignano, sede del primo parlamento italiano, non sono poi così diversi da quelli che a volte si ascoltano oggi a Montecitorio; così come i pregiudizi contro i cosiddetti “terroni” restano una costante dell’Italia almeno dall’epoca della sua unificazione, come testimoniano le parole di figure di spicco di quegli anni quali il deputato Mellana, il generale La Marmora o l’antropologo Niceforo.

Un saggio per ripercorrere i nodi non sciolti di quello che è stato il Risorgimento al Sud, alla scoperta di che cosa significa oggi richiamarsi a un’identità “suddista”, termine che l’autore libera da ogni connotazione negativa, rivalutando le radici culturali e storiche del Meridione. Per comprendere, una volta per tutte, che cosa è andato perduto con la nascita del Regno d’Italia.

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Appuntamento a Santa Chiara in Napoli

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In ricordo del Genetliaco di S.A.R. la Regina Maria Sofia Wittelsbach di Borbone e dell’inizio del Regno di S.M. il Re Ferdinando IV, venerdì 14 ottobre 2016, alle ore 18.30, si terrà una Celebrazione nella Basilica di Santa Chiara in Napoli. Sarà presente la Guardia d’Onore alle Reali Tombe dei Sovrani Borbone.

L’appuntamento è per gli amici, gli attivisti, i Cavalieri dell’Ordine Costantiniani ed i simpatizzanti per un momento di identità e di fede in nome di un ricordo a noi tutti caro.

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Il Porto di Ischia – Breve storia

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L’Archivio di Stato di Napoli celebra Carlo di Borbone

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L’Archivio di Stato di Napoli terrà esposto, nell’ex refettorio del Monastero dei Santi Severino e Sossio, fino al 31 dicembre del 2016 una serie di importanti documenti del regno di Carlo di Borbone.

Naturalmente non solo quelli esposti sono i documenti che tracciano quello che è stata una vera e propria “rivoluzione” politica, economica, sociale e culturale voluta dal giovane re che pose Napoli ed il suo Stato in una condizione di autonomia e, nel giro di pochi decenni, di egemonia in quasi tutti i campi della scienza, dell’industria, del commercio e della produzione agricola. Infatti, tra le migliaia di faldoni e cartelle di archivio ottimamente custoditi nell’Archivio di Napoli, sono stati selezionati con molta cura e collocati nelle teche espositive, i documenti ritenuti più significativi e spettacolari, interessanti anche dal punto di vista della forma e ella foggia, che vanno dal 1734, fondazione del Regno, fino al 1759, quando Carlo dovette insediarsi sul trono di Spagna lasciando la Corona al suo giovanissimo figlio Ferdinando.

Le stampe, le mappe, i cerimoniali, le leggi, gli editti, le disposizioni agli Intendenti scritti in grafia artistica o in caratteri di stampa, lasciano ben capire che a Napoli ed in tutto il suo Regno si scriveva in perfetto italiano, quando in altri stati della penisola il francese e l’austriaco erano le lingue madri.

Tra le magnificenze documentali esposte, il progetto di presentazione al Re della Reggia di Caserta e, diremmo oggi, della “riqualificazione” di tutta l’attigua area rurale e lacustre dove poi fu realizzata l’attuale Caserta. Quindi stampe, anche colorate, preziosi disegni ed alcuni dipinti, prestati per l’occasione dal Museo di Capodimonte, realizzati nel 1761 da Antonio Joli che raffigurano la partenza da Napoli per la Spagna di Carlo.

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Convegno a Lamezia Terme

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