Il Tramonto del Sole

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Il Progetto

DAUNIA DUE SICILIE presenta:

IL TRAMONTO DEL SOLE

(Due Sicilie 1860) The Sunset (Two Sicilies 1860)

Scritto e diretto da Pino Marino – Second unit, editing e assistant director Antonio e Mario Marino – Colonna sonora originale di Domenico Laquintana – produzione TREGIGLI MEDIAVIDEO

DAVVERO l’unità d’Italia fu il frutto dell’impresa di mille uomini in camicia rossa? Ci abbiamo creduto per anni ed in tanti, troppi, ancora ci credono. Le cose non andarono così. Fu il realizzarsi di un grande piano, orchestrato dall’Inghilterra con il Piemonte sabaudo. Un vero e proprio colpo di stato, all’interno del Regno delle Due Sicilie, pilotato dai “galantuomini” della classe agraria.

Il Tramonto del Sole (Due Sicilie 1860) è il racconto di quegli avvenimenti nello spaccato di un piccolo paese; il “toccare con mano” quanto avvenne nelle strade, case e municipi, in quegli ultimi, confusi, disperati giorni del Regno delle Due Sicilie; con l’arrivo dell’esercito Piemontese e la reazione popolare passata alla storia come “Brigantaggio”.

DAUNIA DUE SICILIE , associazione culturale, ha come “mission” il racconto e la divulgazione della vera storia del Sud-Italia.

A tal proposito, da oltre 10 anni, organizziamo conferenze, concerti e spettacoli teatrali, oltre alla produzione di audiovisivi che portiamo nelle scuole, in piazze e teatri di tutta Italia – come i precedenti lavori di Pino Marino: il teatro-musica  “Fora Savoia” (vedi in gallery – video tratto da youtube) con Mimmo Cavallo o il docu-film “La Terra dei Borbone” (vedi promo in gallery).

Nella stessa falsariga si inserisce questo progetto. Vogliamo fare un mezzo di divulgazione storica potente, da lasciare a disposizione delle future generazioni; di quanti vorranno apprendere una storia nascosta per troppi anni.

Un documento che non esaurirà il suo compito nel breve volgere di pochi mesi, ma che avrà valenza didattica anche negli anni a venire; uno strumento da poter utilizzare ogni qualvolta ce ne sarà bisogno.

SIAMO tutti volontari e abbiamo messo insieme quanto potevamo. Grazie alla disponibilità di Tre Gigli MediaVideo, abbiamo iniziato la lavorazione, ma il compito si è rivelato assai gravoso; per questo siamo qui a chiedere il vostro aiuto.

CHIAMIAMO a raccolta quanti hanno a cuore le Terre Meridionali; ma anche quanti abbiano semplicemente l’onestà intellettuale di credere che il racconto storico, a tutti i livelli, debba avvenire sempre senza remore e falsità. Non certo come è avvenuto fino ad oggi, almeno per quanto riguarda la storia risorgimentale.

COME potete vedere nelle ricompense, accettiamo anche una libera donazione, un minimo aiuto e quanti vorranno donarcelo, riceveranno una piccola gratifica da parte nostra. Tutti i sostenitori saranno anche ringraziati sulla pagina facebook ufficiale del film e vedranno pubblicata la loro foto nella “Official Friends Gallery” (ovviamente se lo vorranno)

I FONDI che raccoglieremo saranno tutti impiegati per coprire le spese vive necessarie alla realizzazione del film (affitto costumi – affitto attrezzature tecniche mancanti – passaggi tecnici indispensabili – produzione DVD – spese di ufficio, spese per trasferimenti, spese per energia e carburanti, materiali di consumo, autorizzazioni varie, S.I.A.E. Percentuali dovute a Produzioni dal Basso/PayPal. etc )

PRODUZIONI DAL BASSO ha indicato un obiettivo economico; sappiamo bene quanto arduo sarà raggiungerlo, se non impossibile; tuttavia ci spinge il grande amore per la nostra Terra e, a prescindere da quanto raccoglieremo, questo film sarà realizzato comunque, della qualità migliore possibile e nei tempi che la cifra raccolta ci consentirà.

 LA TRAMA

UNA STORIA di virtù e di eroismo, di forti passioni e grandi ideali. La storia di un pugno di uomini che, sullo sfondo di congiure e tradimenti, si oppose alle stragi, gli stupri, la deportazione, l’incarcerazione di centinaia di migliaia di abitanti del Regno delle Due Sicilie, per fare, nel sangue e non nella condivisione, l’unità d’Italia.

Per alcuni furono briganti, per altri eroi. Le loro gesta, svanite nelle nebbie di un passato mai veramente raccontato, riprendono forma e sostanza nelle vicende di questo film.

Ambientato nell’incantevole cornice dei Monti Dauni, Il Tramonto del Sole (Due Sicilie 1860) è una finestra aperta sulla vita quotidiana di metà 800 ed è basato su episodi realmente accaduti.

NEL 1838 un medico di Troja (in Capitanata – attuale prov. di Foggia) Giuseppe Tucci, scopre un “novello pus” , un vaccino  antivajolo, molto più efficace di quelli di tipo “Jenneriano”, fino ad allora comunemente utilizzati; Il vaccino, al contrario di quelli in uso, non perdeva rapidamente efficacia ed aveva una più alta percentuale di riuscita.

Per questo, da allora in poi, il suo utilizzo verrà allargato a tutto il Regno delle Due Sicilie, nella vaccinazione contro il terribile morbo.

La scoperta, valse al medico fama e gratitudine nazionale, oltre ai grandi onori tributatigli dalla corona.

Qualche anno dopo, come componente del consiglio comunale, si ritroverà al centro della congiura liberale che, in combutta con Inghilterra e Piemonte, mira alla caduta del Regno Borbonico.

Tucci si accorge della macchinazione in atto, volta a capovolgere il Regno a favore della conquista piemontese e, insieme ai briganti Marciano Lapio e Peppino Russo, al comandante della Gendarmeria Borbonica Giovanni Tannoia e sua moglie Cristina, al parroco don Luigi  e ad altri personaggi di questa vicenda, vi si opporrà con tutte le sue forze in contrapposizione ai “galantuomini” locali: il sindaco Alberto Marucci, Ippolito Petrelli ed altri esponenti della “classe agraria”, principali artefici del complotto, oltre alla Guardia Nazionale ed ovviamente, al Gen. piemontese Mazè de la Roche con i suoi bersaglieri.

In 1838 a doctor, Giuseppe Tucci, discovered a new smallpox vaccine, better than the one used; This gave to him fame and national gratitude. Some years later, he will be at the center of the liberal conspiracy, aimed at the fall of the Two Sicilies Kingdom.

VOGLIAMO FARE IL FILM SUI BRIGANTI, RACCONTARE LE GESTA DI QUEI RAGAZZI DI 20 ANNI, INFAMATI DA UNA FALSA STORIOGRAFIA, CHE LASCIARONO LE LORO CASE PER IMBRACCIARE UN FUCILE E DIFENDERE LA LORO TERRA.  MA I SOLDI NON CI BASTANO.

AIUTATECI A ONORARNE LA MEMORIA

AIUTATECI A FINIRE QUESTO FILM

Grazie con tutto il cuore! Per favore dateci anche una mano facendo girare questo progetto sui social

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Conferenza a Lamezia Terme

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Conferenza a Motta Santa Lucia

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Conferenza a Mongiana

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Conferenza e Cerisano

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La Marina nel Regno delle Due Sicilie

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SABATO 18 NOVEMBRE ore 11.00, Napoli, Museo PAN, Palazzo delle Arti, Via dei Mille 60, “Stati generali del mare: la Marina delle Due Sicilie” a cura dell’Associazione I Lazzari, con il patrocinio del Comune di Napoli.
Interventi di Davide Brandi (moderatore), Antonio Cimmino, Gennaro De Crescenzo, Ivan Guida, Fiore Marro, Lucio Militano. Interventi teatrali e musicali di Angelantonio Aversana ed Enrico Mosiello (ingresso libero).

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Conferenza di storia a Pagani

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Piagnistei Meridionali

di Antonio Pulcrano

Il più becero dei luoghi comuni antimeridionali: Sua Maestà il Lamento! Basta dare uno sguardo alla Storia, quella vera, o all’andamento socio-economico della varie zone d’Italia per capire certe cose, ma bisogna affrontarle con onestà, altrimenti si rischia di fare come una tale Maria Antonietta che invitava a mangiare brioche a chi si lamentava di non aver pane. Solo che a farlo era proprio la parte migliore della società, quella stessa che qualche tempo dopo fece qualcosa che ancor oggi si chiama Rivoluzione e, la Signora, per non aver avuto un minimo di lungimiranza, perse la testa…

Le Regioni meridionali hanno impiegato oltre 80 anni per divenire più povere di quelle del Nord, e solo le devastazioni della 2° Guerra Mondiale hanno completato l’opera iniziata dai Savoia, all’indomani dell’occupazione del Sud.

Nel 1861, ad “unità” avvenuta, le sette Regioni del Regno (Campania, Puglia, Abruzzo e Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia) erano di gran lunga più ricche degli staterelli del Centro-Nord e tale supremazia, sociale ed economica, nonostante una sistematica spoliazione e una emigrazione forzosa, è durata fino alla seconda metà degli anni ’40, allorquando, con intere città rase al suolo, senza adeguati aiuti finanziari, si dovette soccombere definitivamente.

I fondi del poderoso Piano Marshall, infatti, andarono quasi tutti al Nord, a dimostrazione di una sperequazione che dura da sempre. Il 21% di tutta la cifra stanziata per l’Italia (ben 10 miliardi di euro attuali – una cifra ingentissima per l’epoca), fu assegnato alla sola Lombardia, mentre l’Emilia Romagna ottenne il 17,8%, il Lazio il 15,7%, il Veneto l’11,8%, il Piemonte il 10,3%, a fronte di un misero 3,2% alla Campania e di un miserrimo 0,2% (praticamente nulla) alla Calabria.

“Nella ripartizione geografica dei prestiti (per il 90% a fondo perduto), delle sedici regioni allora esistenti, le nove del Centro-Nord beneficiarono della quasi totalità, lasciando alle altre sette regioni del Sud, l’equivalente di un decimo”. (Scrive BBC History, che fornisce anche i dati). Alla faccia dell’unità della nazione! Napoli fu, durante la 2° Guerra Mondiale, la città più bombardata e distrutta d’Europa, al di fuori delle città tedesche. Il Sud era semplicemente raso al suolo, tutto, poiché gli alleati, per preparare i vari sbarchi, azzerarono con le bombe ogni porto, aeroporto, struttura militare od opificio industriale e la quasi totalità delle abitazioni civili. Addirittura ci si aspettava, come poi avvenne, la sollevazione della popolazione contro i tedeschi a seguito della insopportabilità di tali devastazioni aeree (sic!). Eppure, mamma Italia, nordcentrica come sempre, alla fine della guerra, diede tutto il possibile alle altre regioni, “dimenticandosi” del Sud. Fu il tracollo totale. I nostri padri, senza aiuti né prebende, dovettero faticosamente ricostruire una Nazione, la nostra, ottenendo e realizzando quel che potettero, considerando le scarse risorse disponibili.

Ecco, chi blatera di piagnistei, se conoscesse magari anche sommariamente la Storia, farebbe bene a zittirsi. Forse perderemmo meno facilmente la pazienza, ora che abbiamo realizzato certe Verità. La faccenda dell’Antonietta potrebbe ripetersi, se il popolo affamato si stufa sul serio!

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Pino Aprile in TV

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Nella puntata di Nemo, su Rai Due, del 26 ottobre 2017 Pino Aprile, in appena tre minuti, ha fatto una sintesi magistrale del passato, del presente e del futuro della nostra amata Terra. Dalla sera stessa migliaia di persone hanno scaricato, copiato e girato dappertutto il video (ora bloccato da Youtube).

Davvero impressionanti i numeri e senza precedenti per occasioni simili: circa DUE MILIONI di persone hanno visto, condiviso, apprezzato l’intervento di Aprile. Saranno tutti voti alle prossime elezioni o si trasformeranno in euro e/o dollari? Niente di tutto questo. E’ solo l’ennesimo e importante segnale della bontà della strada “Memoria Orgoglio e Riscatto” intrapresa da Pino Aprile, dai gruppi Neoborbonici e da tanti altri gruppi “identitari” e “neomeridionalisti” in questi anni. Un successo oggettivo e inarrestabile che porta ormai milioni di persone (fenomeno davvero inedito dopo circa 150 anni) a informarsi e, magari, ad arrabbiarsi e a sentirsi più consapevoli e fiere e a ritrovare un senso di appartenenza nuovo e antico, con buona pace dei “nemici” di ieri e di oggi (quelli che non vogliono che il Sud cambi davvero per non compromettere ruoli e privilegi personali patteggiati con il sistema “Italiano” fin dal 1860) o di chi non ha la capacità e l’umiltà di riconoscere che il Sud sta cambiando (quelli degli slogan del tipo “a che servono i libri” o “il Sud non ha leader”…) o dei (“miopi o pentiti”?) responsabili di Nemo (poche migliaia in media le visualizzazioni dei loro video).

Gennaro De Crescenzo

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IN BREVE

Altro che Sud sprecone e Nord che con bizzarri referendum reclama autonomie regionali più marcate: la verità, dice Pino Aprile, è un’altra e non è certo quella che partiti come la Lega Nord propinano ai loro elettori da quasi 30 anni. Il giornalista e scrittore, a ‘Nemo’ su RaiDue, ha infatti subito smentito il luogo comune del “Sud che con gli sprechi ruba soldi al Nord”:

«Perché il derubato è sempre più ricco e il ladro sempre più povero?».

Pino Aprile spiega che l’unificazione dell’Italia fu una guerra non dichiarata ad un Sud più ricco (le prime fabbriche e le banche garantivano al Mezzogiorno il 67% della ricchezza totale del paese) e che lo Stato, oggi, a parità di popolazione, garantisce meno ammortizzatori sociali e meno investimenti rispetto al Nord. Il tutto si traduce in una disparità drammatica tra i servizi per i cittadini settentrionali e meridionali. Qualche esempio: treni che impiegano anche 14 ore in Sicilia, per coprire distanze quasi simili, al Nord riescono a compiere tragitti nel giro di un’ora. Senza contare che il costo di tali infrastrutture al Nord, decisamente superiore al bisogno effettivo dei pendolari, è stato gonfiato (l’alta velocità è costata sette volte più che in Francia).

Altri esempi decisamente significativi riguardano l’olio: l’attuale presidente del Veneto, Zaia, da ministro dell’Agricoltura riuscì a far sì che solo l’olio veneto potesse essere esportato all’estero, tagliando le gambe ai produttori delle altre regioni; analogo discorso per i vini tutelati, tutti del Nord. C’è stato poi un accordo con la Cina che prevede il commercio navale solo con i porti di Genova e Trieste, alla faccia di tutti i porti del Sud. Ma è forse l’ultimo esempio quello che fa capire meglio quanto il Sud sia considerato un’Italia di serie B: «Da Torino a Pechino correrà un treno ad alta velocità che congiungerà le due città in 26 ore, lo stesso tempo che oggi ci vuole da Torino a Agrigento».

La chiusura finale è l’aneddoto raccontato da una famiglia emigrata da quattro generazioni negli Stati Uniti, ma originaria del Beneventano: «Non potete sapere quanto sia ingiusto questo Paese».

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I Borbone e la Storia Negata

Su “BBC History”, mensile di Storia, in edicola in questi giorni col numero di Novembre, un ampio reportage su “I Borbone” e la loro Storia negata.

VENERDì I BORBONE

In questo numero, a testimonianza di come la storia del Regno di Napoli e delle Due Sicilie, specie sotto la dinastia Borbone, sia sempre più nell’interesse delle riviste storiche e dei più affermati studiosi, un servizio molto articolato a firma di Gianni Oliva, con tre “riquadri” monografici, rispettivamente su “La nascita dell’Archeologia”, “La Reggia di Caserta” e, molto significativamente, su “L’Industria nel Regno di Ferdinando II”, danno un quadro abbastanza esauriente, se non completamente esaustivo, di ciò che fu la dinastia Borbone a Napoli, della sua importanza in Europa, dei suoi primati, delle conquiste scientifiche e sociali che si raggiunsero in quegli anni, mai più ripetuti. Un periodo storico compreso tra il 1734 e il 1861.

Un periodo volutamente confinato dai vincitori negli oscuri meandri dell’oblìo, negato nell’apologia glorifica di un risorgimento che fu nefasto per quei territori che da allora assunsero la denominazione di “Meridione d’Italia”. Meridione di che??? Meridione di un corpo unico ed omogeneo, se lo fosse stata questa nazione costruita sulla menzogna. “Per centocinquant’anni, le vicende del Mezzogiorno borbonico sono state una ‘storia negata’, schiacciata e rimossa da quella del re italiano che unifica il Paese”, così scrive Oliva, mentre in realtà… “La loro – dei Borbone – volontà riformatrice è un filo conduttore che attraversa tutta l’epoca e che ispira molti interventi, dai commerci all’esercito, dall’arte alla cultura”.

Certo, non si tratta di un percorso lineare. Molteplici sono stati gli avvenimenti susseguitesi, in negativo e in positivo; del resto quale dinastia in Europa, negli scorsi secoli, non ha attraversato periodi di fulgore riformatore e momenti di buia reazione? Napoli, però, era assurta a faro guida tra tutte le altre nazioni e, …”L’ immagine ufficiale del Sud come territorio malgovernato da re inetti, con un’economia asfittica e con una società ignorante e semifeudale, non è figlio della storia, ma dell’autorappresentazione del Risorgimento”. Ecco, questo volevamo fosse scritto. Questo scriviamo da anni. Questo scrivono Autori che sono veri ricercatori, senza sovrastrutture ideologiche, in contrapposizione a personaggi ambigui, scrittori dell’occasione propizia, in malafede, negazionisti di maniera, tesi a salvaguardare spesso personali interessi o a giustificare l’arretratezza del Sud con cervellotiche motivazioni addirittura di derivazione neolombrosiane.

“Dagli all’Etna, il Vesuvio è con te!”, poveri presuntuoncelli da strapazzo. Qui è nata l’Archeologia, la Marina, la Cantieristica navale, la Ferrovia, la Siderurgica, le Strade Consolari, la Tecnica costruttiva e le migliori opere idrauliche. Qui è nata la Tessitura meccanica e sono stati iniziati i più innovativi sistemi delle realizzazioni in ferro; qui si sono avute le prime opere, in ogni campo, in Europa…poi, a qualcuno tutto ciò ha dato fastidio, bisognava impossessarsene e, allora, sono venuti a “liberarci”, decretando la nostra fine sociale e impedendo ogni ulteriore progresso. Quel popolo, che più di tutti, meritava la modernità, è ora nel fondo più nero, economicamente ben inteso, e ancora, sempre più, gli viene impedito di risollevarsi.

Nel 1761, con malcelato compiacimento, Ferdinando Galiani, il membro più giovane della Reale Accademia Ercolanense di Archeologia, scriveva: “…sono dolente e afflitto che mentre i regni di Napoli e della Sicilia stanno risorgendo nuovamente, il resto d’Italia va scomparendo giorno per giorno e declina visibilmente…”. Mah! La storia spesso è matrigna, o forse soltanto spettatrice e testimone; è però una verità da abbracciare, perché la Verità non si può misconoscere; occultare sì, asservirla a sé, forse, ma immutabile rimane, sempre.

Antonio Pulcrano

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