Eventi in Calabria

LAMEZIA Terme programma#001

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Evento a Civitella del Tronto

2017.03.24 CIVITELLA DEL TRONTO 7#001

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La nostra Storia nell’Università di Cosenza

Cosenza Malaunità Evento#001

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Perché il 13 febbraio è la nostra Giornata della Memoria

Spesso dimentichiamo che, oramai, “siamo vecchi” di battaglia e che molti giovani che oggi si sono avvicinati alla Causa hanno meno anni della nostra attività.

Questa colpevole superficialità delle volte ci porta a dare per scontato particolari che, invece, sono fondamentali per far comprendere subito e meglio i tanti perché del nostro lento procedere.

Un esempio recente è una questione nata sull’autenticità della nostra Bandiera, artatamente alimentata da una isolata cricca di perditempo da tastiera di cui poi vi racconteremo.

Di qualche giorno fa, invece, una questione nata sulla data del “Giorno della Memoria”. Proprio su questa data è mia intenzione fare un po’ di chiarezza.

Quello che accadde tra il 1860 ed il 1861 non fu una semplice guerra tra due eserciti, quello piemontese e quello italiano (l’Italia allora era, “è”, l’attuale Sud della Penisola), ma uno scontro tra due civiltà: quella venuta dal Nord, da tempo in preda alla nascente massoneria liberal borgese, atea e laicista, pilotata dall’Inghilterra, e quella italiana, residente fin dai tempi della Magna Grecia nell’attuale Sud della Penisola, allora governata dalla Dinastia dei Borbone, cattolica e tradizionalista. Due culture totalmente antitetiche che si scontrarono, e tuttora si scontrano, sulla concezione della vita, della società, della politica, sulla gestione della terra, sull’uomo, sull’onore e sulla religione. Due civiltà che nel 1860 entrarono in contatto generando un tragico conflitto che è ancora in atto. Come disse Dostoevskij: “Cavour ha generato una unità meccanica e non spirituale” e ciò soprattutto perché la maggiore civiltà, quella italiana, quella nostra, anche se vinta con la guerra e soffocata con una colonizzazione non solo economica e finanziaria, ma anche idelogica e culturale, nonostante la negazione della sua memoria storica, restò e tuttora resta viva nei cuoi e nella mente di milioni di figli dispersi in tutto il mondo.

Il punto culmine di questo conflitto, il momento in cui lo Stato fu violentemente annientato e (contro ogni diritto) separato con la forza dei cannoni e dei tradimenti dalla Patria ultrasecolare che lo aveva generato, avvenne a Gaeta. A Gaeta il 13 febbraio del 1861, con la partenza del legittimo rappresentante politico, con la partenza del Re, con la partenza del primo emigrante della nostra Patria fu spezzato quel filo della storia che ci proveniva dal 1130, da Ruggero II il Normando e da Federico II, quando fu fondato lo Stato, il più importante Stato della Penisola e del Mediterraneo. Tutto ciò che avvenne dopo il 13 febbraio 1861 è una tragedia scritta con il sangue della nostra Gente e con la devastazione della nostra Terra. Qualcosa di così orribile e raccapricciante che gli stessi autori di tali misfatti hanno preferito nasconderne le prove, in archivi ancora inaccessibili e manipolarne i racconti con leggende e mistificazioni di ogni genere.

Il 13 febbraio 1861, quindi, è lo spartiacque tra il prima ed il poi, tra il bene ed il male, tra la gloria e la mortificazione, tra la verità e le menzogne, tra la parola data e la carta da bollo, tra la libertà e il servaggio sia politico che economico e culturale. E’ dal 13 febbraio del 1861 che la nostra memoria storica è stata sistematicamente negata e contraffatta e la nostra identità vilipesa e derisa.

Come ci lasciarono in eredità i custodi della nostra Memoria “Il filo della Storia va riattaccato esattamente là dove fu tranciato: a Gaeta”.

Dopo decenni di battaglie culturali, centinaia e centinaia di eventi, migliaia di pubblicazioni e di dibattiti, finalmente arriva il primo riconoscimento, la prima ammissione ufficiale dell’esistenza di una memoria negata, di qualcosa tragicamente spezzato proprio a Gaeta in quel fatidico 13 febbraio del 1861, il riconoscimento di un giorno da ricordare.

Ma, purtroppo, come accade puntualmente dalle nostre parti quando si ottiene qualcosa di buono, a qualcuno “non piace” la data del 13 febbraio, arrivando a definirla addirittura “risibile”. Siamo l’unico popolo al mondo ad avere intellettuali che riescono a tramutare in sconfitte anche le vittorie. Sono molto risentito e dispiaciuto. Non è risibile ciò che accadde a Gaeta il 13 febbraio del 1861, tra il sangue e la devastazione totale e cosa ne conseguì all’indomani della sua caduta per la nostra Patria e per la nostra Gente. Non può esistere una memoria per il nostro Popolo se non si dà il giusto risalto all’altissimo significato che quella tragica, ma gloriosa resa del 13 febbraio del 1861 ebbe per la nostra Storia e per “il futuro delle generazioni a venire”.

Nonostante le aspre critiche giunte dai consueti inconcludenti apprendisti stregoni della politica meridionalista e nonostante le svariate teorie bislacche avanzate per proporre improbabili date della memoria, gli amici del M5S hanno capito molto bene l’importanza del 13 febbraio da noi suggerita, portando a compimento con convinzione, determinazione ed umiltà una vecchia questione, fondamentale per la presa di coscienza della nostra Gente e per il rispetto della nostra Identità.

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Evento a Stornara (FG)

Stornara

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Neoborbonici in TV

CANALE ITALIA#001

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Napoli – Santa Chiara

Santa Chiara

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Gennaro De Crescenzo in TV

De Crescenzo in TV

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Le norme antisismiche vigenti nel Regno delle Due Sicilie

LE NORME ANTISISMICHE 1#001

LE NORME ANTISISMICHE 2#001

LE NORME ANTISISMICHE 3#001

LE NORME ANTISISMICHE 4#001

LE NORME ANTISISMICHE 5#001

LE NORME ANTISISMICHE 6#001

LE NORME ANTISISMICHE 7#001

 

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Pino Aprile

GIORNATA DELLA MEMORIA
FATTI, MONUMENTI, SOSPETTI, ERRORI, ACCUSE… ECCHISSENE!
ERA ORA: FUTURO

di Pino Aprile

La manifestazione di Gaeta per la deposizione delle prime pietre del mausoleo per i meridionali uccisi, derubati, oppressi e diffamati, per unificare l’Italia con le armi, resterà come un momento di svolta, per più di una ragione.
Anche perché (coincidenza che ha subito alimentato cazzuti sospetti di oscure trame dei traditori in agguato dell’ideale che i pochi conservano in purezza, qual patrimonio personale, da non esporre al rischio della condivisione), appena 24 ore dopo l’incontro di Gaeta, due esponenti del M5S depositavano, alla Regione Campania e alla Regione Puglia, la mozione concordata per far istituire la Giornata della Memoria per le vittime dell’Unità, al Sud.
A distanza di qualche giorno, vale analizzare cosa è successo, incluso errori e sottovalutazioni.
1 – In “Carnefici”, ipotizzavo che, se l’Italia non lo farà (e non l’ha fatto per 156 anni…), un giorno a Gaeta o altra città martire, avrebbero potuto recarsi cittadini consapevoli, meridionali e no, con un fiore e un mattone, per cominciare a erigere il mausoleo a quelle vittime dell’Unità, cui non una croce, una lapide, un monumento è stato dedicato, in un secolo e mezzo; mentre ogni strada, ogni piazza, ogni pagina dei libri di storia venivano lardellate dei nomi, dei busti, delle lapidi delle agiografie dei loro carnefici.
Non si tratta di punire i colpevoli, tutti morti; né di consolare le vittime, morte disperate. Si tratta di restituire a noi, eredi di quelle vittime e di quei carnefici, la verità sui massacri, il rispetto per il dolore delle nostre madri e dei nostri padri aggrediti in casa loro, senza manco dichiarazione di guerra, saccheggiati, stuprate, deportati, incarcerati, torturati, fucilati in massa.
La menzogna su quel che accadde ci ha dato un Paese diviso, rancoroso, con una economia assistita dallo Stato, concentrata a Nord, e che si regge sullo sfruttamento di una colonia interna, il Sud, conquistata con le armi. La verità può essere la base su cui unirci in un destino comune, se equo; o, in assenza di tale volontà, per riprendere, da soli, le redini del proprio futuro.
Il Movimento Neoborbonico, coinvolgendo una ventina di altre associazioni, ha proposto che già questo anniversario della caduta di Gaeta assediata e martoriata dal macellaio Cialdini fosse quello giusto per “Un mattone e un fiore”. Ovviamente, io ho aderito subito, anche se i tempi erano stretti, strettissimi.
I messaggi lanciati sulla Rete hanno avuto delle risposte e si è costituito un comitato promotore che si è messo al lavoro, avendo mezzi nulli (sottoscrizione) e tempo scarso. Si poteva fare meglio, certo; chiamare tutti i responsabili di associazioni, movimenti, partiti, proloco, sindaci, a uno a uno. Così si fa. Ma chi lo fa? I volontari del comitato promotore, per dire, mi spiegavano quanto tempo ci è voluto per recuperare gli indirizzi e-mail di decine di sindaci, alcuni dei quali hanno fatto sapere che l’invito doveva arrivare per lettera raccomdandata da protocollare…
Diciamo che il modo è stato: si fa questo a Gaeta, chi vuol venire… più siamo, meglio è. Pare sia stato inventato di meglio, ma se decidi di far subito come si può, invece di far bene dopo, poi non ti lamentare se va come va.
2 – E come è andata? Io dico bene… C’erano centinaia di persone (potevano e dovevano essere migliaia); c’erano diversi sindaci o assessori in rappresentanza (potevano e dovevano essere decine); c’erano esponenti di tante associazioni, movimenti, partiti che pure non comparivano fra i promotori (forse si doveva/poteva far di più per coinvolgerli; forse dovevano/potevano far di più per essere coinvolti), eccetera. In questo, pur nella soddisfazione di tanto popolo, premiato da un clima quasi estivo: una occasione parzialmente mancata. Naturalmente, per le note “divisioni nel campo meridionalista” (il peggior nemico è chi ti sta più vicino) alcuni non sarebbero venuti manco se invitati e qualche altro si sa che preferisce non essere invitato (per fortuna…). Ma c’era quello che non doveva mancare, a Gaeta: il sentimento condiviso di aprire una nuova strada per l’affermazione di una verità ostacolata da sempre; la sensazione che non si era lì per commemorare e basta.
3 – Poco prima di muovermi per andare a Gaeta, un giovane amico da anni impegnato sui temi meridionalisti e oggi con il M5S, mi avvisa con sms: in 6 Regioni del Sud sta per essere depositata una mozione dei cinquestelle per istituire il “Giorno della Memoria” per le vittime del Sud. Gli chiedo se posso divulgare la notizia; sì, a patto di non “bruciarla”, non fornire, insomma, i dettagli su quando, chi. E siamo sicuri che lo fanno davvero, non ci siano ripensamenti? Garantito. I greci dicevano che gli dei manifestano le proprie intenzioni con le coincidenze. Beh…: più chiaro di così!
4 – Dopo 48 ore, lunedì, in Campania e Puglia, Maria Muscarà e Antonella Laricchia depositano, pure a nome degli altri firmatari, la mozione annunciata. Nei giorni seguenti, assicurano che avverrà lo stesso in altre 4 Regioni. Nemmeno il tempo di smaltire la soddisfazione, che arrivano i primi distinguo (pochi e malposti, per la verità, ma vanno comunque e sempre presi in considerazione): perché proprio i cinquestelle? Perché gli altri non hanno ritenuto di farlo, ovvio; o “non ancora” di farlo. In questo, sono maoista: non m’importa che il gatto sia bianco o nero, ma che prenda il topo.
5 – Quindi, i cinquestelle ora sono “borbonici” o “neoborbonici”? Ma figurati! Fra loro qualcuno ci sarà, ma un partito o movimento nazionale ha dentro di tutto. Ma i cinquestelle del Nord…? Boh, fatti loro; per me conta che facciano questo. Ma lo fanno per prendere voti! Qualcuno sì, qualcuno può darsi, qualcuno forse no. E allora? Con il centrodestra o il centrosinistra sarebbe stato diverso? Chi pensa che per questa mozione il M5S ha meritato il suo voto glielo darà e se no, no; ognuno si regola come gli pare.
6 – C’è stato chi ha visto nella coincidenza fra Monumento a Gaeta e Mozione M5S la prova del segreto accordo a danno di altri. Dei seminatori di fandonie non ci libereremo mai (personalmente, aspetto ancora delle scuse da qualcuno); fatemi capire: a danno di chi? Alcuni hanno protestato: dovevano farlo i movimenti meridionalisti. Eh, sarebbe stato bello, se ne avessero la possibilità; chi ci ha provato, non è riuscito: contano poco, almeno per ora. Ma a me sembra più significativo che non lo faccia un partito o movimento meridionalista. Apparirebbe una iniziativa “di parte”, quindi estranea agli altri. Mentre io credo che la coscienza di quel che fu fatto al Sud debba esser condivisa da tutti, in ogni formazione politica, associativa. Ognuno, poi, la viva con la propria visione, cultura, educazione. Non può essere “di parte” una storia comune. La più grande vittoria di un percorso di questo tipo sarebbe vedere i partiti concorrere su cosa e come fare per promuovere il recupero della storia negata, il rispetto per le vittime, l’equità per i cittadini di uno stesso Stato.
7 – Quindi queste iniziative vanno nella direzione della restaurazione del Regno delle Due Sicilie e della dinastia borbonica? Qualcuno che lo vuole c’è; come chi vorrebbe il ritorno degli Asburgo nel Triveneto. Idee rispettabili come altre. Ma appiattire ogni altra su questa è il disonesto modo per dire: sono tutti monarchici nostalgici.
Sono repubblicano, forse anarchico, ma voglio il riconoscimento della guerra coloniale condotta dai piemontesi contro il Regno delle Due Sicilie, di un secolo e mezzo di politica coloniale di un Paese fintamente unito e chiamato Italia, e voglio il Mausoleo dei vinti a Gaeta, le strade intitolate ai martiri ed eroi che difesero la propria casa, il diritto a non accettare invasione e annessione, a poter esprimere la propria idea sul futuro proprio e del Paese che, se uno per tutti, doveva sorgere ed essere “alla pari”.
Indicativo è che a fare questa assimilazione di logica padronale (non accetti di esser colonizzato? Sei monarchico e neoborbonico) sono quelli che, pure da Sud, hanno coccolato e coccolano, o fingono di osteggiare, un partito razzista che è stato persino al governo, la Lega; e lo considerano ora “nazionale” e addirittura “europeo”, perché invece di insultare i terroni (almeno in pubblico…), insulta “negri”, “zingari” e “clandestini”. La spiegazione è che quel partito razzista è funzionale al sistema di potere; mentre il riconoscimento della storia negata mina alla base il potere che nacque con l’accordo fra reazionari del Nord e del Sud, (im)prenditori di risorse pubbliche del Nord e delinquenti del Sud.
Concludo (per ora, ché questa storia è appena cominciata): i cinquestelle hanno fatto quello che potevano far prima e meglio altri e non l’hanno fatto (e certo non è mancato il tempo!), perché non potevano (troppo piccoli) o non volevano. Ora, si può soltanto dire grazie e dire sì a queste mozioni; i distinguo servono soltanto a nascondere il no. I partiti, movimenti, che su questi temi non vogliono lasciare un vantaggio ai cinquestelle hanno un miliardo di opportunità di superarli: portare la vera storia nelle scuole, erigere monumenti che ricordino i massacri, chiedere borse di studio per gli studenti che facessero tesi cercando documenti inediti…
Insomma, non fermando chi fa un passo; ma facendone due.

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