Quei Soldati dimenticati di Mola e di Castellone

Antonio D'Elia Formia

Il prossimo 4 novembre ricorrerà il centocinquantasettesimo ricordo della Battaglia di Mola. Questa, combattuta da soldati piemontesi da un lato ed Esercito borbonico dall’altro, fu il preludio dell’Assedio di Gaeta che pose fine all’esistenza del Regno delle Due Sicilie, per fare spazio al nascente Regno d’Italia.
Senza entrare nei meandri del revisionismo storico, non possiamo che registrare la cruenta battaglia che vide impegnati i “Granatieri di Sardegna” e da mare la modesta flotta italica che bombardò Formia per quasi otto ore, “ lasciando la strada ingombra di cadaveri” secondo quanto scrive G. Oddo nel 1863.
Nel centocinquantesimo dell’unità d’Italia si provvide a bestemmiare, a mio avviso, verso quel ricordo dando medaglia e cittadinanza a quei soldati che invasero Formia costringendola a quell’orrore, senza menzionare chi difendeva legittimamente la sua casa, la sua Terra ed il suo Regno.
Fu poi posta una lapide a ricordo del soldato “Antonio d’Elia” dell’Armata di Mare delle Due Sicilie a Piazza Risorgimento. Secondo alcuni studi unico militare di Formia ad essere morto proprio nella Battaglia di Mola. La targa oggi è sparita e non ve ne sono tracce, avendo lasciato spazio a “monumenti” privi di storia e dignità.
Ma che colpa avevano quei formiani che da soldati hanno adempiuto al loro dovere, spesso fino all’estremo sacrificio? Perché i figli dei loro figli, non solo non li ricordano, ma celebrano i loro nemici?
In quell’Esercito militarono e morirono molti soldati di Formia. Vogliamo con questo articolo ricordarne alcuni che, grazie all’eroico sforzo di lavoro di ricercatori come il Dott. Luca Esposito di Napoli, oggi possiamo facilmente identificare e quindi ricordare.
Partiamo dalla rocambolesca storia di Girolamo Ciardi. Nacque a Mola di Gaeta il 30/10/1808, era capitano del I° Reggimento di Linea quando fu chiamato per la campagna militare del 1860. Il primo servizio lo svolge in Calabria, dove si sbandò. Pian piano riuscì a raggiungere il Volturno dove si ricostituisce il reggimento. A quel punto partecipa alla campagna militare in Molise, dove sfugge ai piemontesi al Macerone (CB), a differenza di buona parte del suo reggimento i cui militari finiscono come prigionieri. Lui riesce a raggiungere Gaeta con quel che rimane del reggimento. E’ presente alla difesa di Gaeta, passando a militare nel 4° Cacciatori.
Altri militari, Cannonieri e Marinai, di Formia che parteciparono all’Assedio di Gaeta erano: Erasmo Palmani, Erasmo d’Arco e Luigi Trani. Immaginiamo il loro sacrificio che, per difendere la Patria ed assolvere al loro dovere, dovevano difendersi da nemici assediati nella loro Formia.
Anche Castellone, chiaramente aveva i suoi ragazzi impegnati nelle operazione militari: Vincenzo Martino, del XV° di Linea e Francesco Marzullo del XIV° di Llinea. Su di loro si sa davvero poco, purtroppo.
Se questi sono i soldati di Formia impegnati nella difesa delle Due Sicilie, vogliamo ricordare invece quei ragazzi provenienti da altre regioni del Sud che morirono per difendere Mola nella battaglia del 4 novembre. E’ a loro che sarebbe dovuto andare il ricordo del 150° anniversario dell’Unità.
In quel giorno morirono molti soldati, i pochi che possiamo con certezza identificare sono: il Capitano svizzero Fevot, il Capitano Ferdinando De Filippis del X° Cacciatori, ferito a Formia, poi morto per le ferite a Gaeta ed il tenente Casimiro Brunner.
Scrivere di persone e storie mai ricordate da nessuno da una soddisfazione più grande di qualsiasi medaglia o onorificenza, dando sollievo alla memoria di ragazzi giovani e di buona volontà, dimenticati dalla italica memoria.
Daniele Iadicicco

Pubblicato in Dalla Storia, L'opinione | Lascia un commento

L’Orgoglio Meridionale

Orgoglio

Secondo un sondaggio della Demos pubblicato da Repubblica, oltre il 22% dei meridionali è fiero della sua appartenenza… meridionale (oltre ai tanti fieri delle loro città e delle loro regioni anche al Sud). UN RISULTATO IMPORTANTE se pensiamo che la percentuale è più alta di quella dei settentrionali fieri di esserlo (dopo decenni di un partito spesso al governo come la Lega Nord). UN RISULTATO IMPORTANTE se pensiamo che la percentuale è vicina a quella degli italiani fieri di appartenere all’Italia (dopo 150 anni). UN RISULTATO IMPORTANTE se pensiamo ai nostri (scarsissimi) mezzi e ai nostri (tanti e potenti) “avversari”. UN RISULTATO IMPORTANTE se pensiamo che pochi anni fa (prima della nascita dei Neoborbonici o del fenomeno-Terroni) quella percentuale era vicina allo zero.
Tutti pronti per l’autonomia o per un partito meridionalista, allora? Non proprio: è solo l’ennesima dimostrazione che stiamo lavorando bene al progetto “Memoria Orgoglio e Riscatto” e che, continuando a lavorare (autonomi, uniti o federati in macroregioni), i meridionali “consapevoli” diventeranno più di 1 su 4 e il Sud di domani, quello dei nostri giovani, sarà un Sud diverso e migliore! Andiamo avanti!

Gennaro De Crescenzo

Pubblicato in News sul Sud, Notizie dalla patria | Lascia un commento

Il Calendario del Regno delle Due Sicilie 2018

Calendario

Anche quest’anno i compatrioti della “Bottega delle Due Sicilie” hanno realizzato un prestigioso calendario 2018, con in tema il nostro antico Regno.
L’almanacco 2018 raccoglie foto e notizie della Real Armata di Mare, la Marina Borbonica. Considerata la qualità del materiale riprodotto, l’impaginazione ed il tipo di carta utilizzato, il costo di 12 euro, più l’eventuale spedizione, è sicuramente simbolico.
In più, i compatrioti della Bottega delle Due Sicilie regalano, agli iscritti di questa Rete che acquistano il calendario, la Medaglia dell’Assedio di Gaeta tipo oro.
Regalatevi e regalate questo particolare Simbolo Identitario.
Chi è interessato può scrivere a: bottega2sicilie@libero.it
Oppure visita il sito: http://www.bottega2sicilie.net/
Oppure: 081 8861284 – 346 8536918 (Roberta)

Calendario.2

Pubblicato in News, Novità editoriale | Lascia un commento

Referendum e chiacchiere

Lino Patruno

Lino Patruno

Facciamo un po’ di ordine. Il referendum per il quale domenica hanno votato in Catalogna non c’entra nulla con quello sul quale voteranno Lombardia e Veneto il 22 ottobre. Nella regione spagnola chiedono l’indipendenza da Madrid, cioè formare un nuovo Stato. Da noi chiedono maggiore autonomia dallo Stato centrale, cioè tenersi i soldi delle loro tasse e decidere da sé cosa farne. Soprattutto, come graziosamente dicono loro, non darli al Sud. La differenza l’ha spiegata lo stesso Salvini, che un giorno si è riscoperto italiano dopo essere stato leader di quella Lega che voleva spaccare il Paese e fare della Padania un’altra Catalogna. Tanto che lo statuto della Lega parla ancòra di secessione. Memoria labile.

Del referendum consultivo del Lombardo-Veneto non è difficile prevedere il risultato. Probabile unanimità dei <sì>, avendo sempre colà raccontato di tutti i soldi che gli scippa il Sud, che poi li spreca. Fosse davvero così, poco da dire. Ma essi pagano più tasse perché esiste la logica: sono più ricchi (e più evasori pure). E in base al principio della progressività dell’imposta, i più ricchi devono pagare di più. Poi è lo Stato a ridistribuire in base all’altro principio non solo costituzionale ma elementare che regge ogni comunità. Se avessero ragione i ricchi, quelli di via Montenapoleone a Milano dovrebbero pretendere che quanto versano sia speso solo nella loro via e non, diciamo, alla più povera Comasina.

Che non sia più accettabile l’idea che il Nord sostenga totalmente il Sud (come dice il governatore pugliese Emiliano), si può pure condividere. Essenziale è capire cosa voglia dire <sostenere> e cosa <totalmente>. Se è vero che c’è un cosiddetto <residuo fiscale> che ogni anno scende da Nord a Sud, è vero che salirebbe da Sud a Nord nell’ipotesi opposta. Si calcola in 50 miliardi, dei quali si vede però solo il viaggio di andata. Essendo noto che ne tornano al Nord altrettanti (e forse anche con gli interessi) conteggiando soltanto quanto i meridionali spendono nell’acquisto di prodotti e servizi del Nord. E quante tasse le imprese settentrionali che lavorano e fanno profitti al Sud pagano al Nord dove hanno la sede legale.

Obiezione: sì, però lo Stato spende di più al Sud, non foss’altro che per rimediare al divario. Più falso della Fontana di Trevi venduta da Totò. E con buona pace di chi dovrebbe essere il primo a saperlo ma si è distratto un po’. Sono dati ufficiali dei conti pubblici territoriali. Nel 2015 la spesa è stata di 15.801 euro a testa per il Centro Nord, di 12.222 per il Sud. Ventitré per cento in meno, non spiccioli. Spesa corrente, quella per le politiche sociali: anzitutto la sanità. E sapendo che per questo al Sud i Lep (livelli essenziali di prestazioni) sono al di sotto del minimo per undici su dodici servizi pubblici comunali.

Dice: ma c’è la spesa in conto capitale, quella per investimenti. Tutti sanno che è maggiore al Sud. Meglio, a tutti si racconta la stessa chiacchiera di radio-mercato. Negli ultimi 40 anni, al Sud 430 miliardi di euro. Beh, una cifra. Peccato che al Centro Nord si sia speso quattro volte tanto. E nel 2016, 13 miliardi per il Sud su un totale di 60. Roba da ciuccarsi per la gioia. Ché se parliamo delle sole Ferrovie dello Stato, nel 2000-2014 meno di 50 euro pro-capite al Sud e 120 al Centro Nord. Ovvio allora che Matera sia l’unico capoluogo italiano senza stazione, non vorrà viziarsi solo perché è capitale europea della cultura.

Si potrebbe ancòra obiettare: va bene ma, Matera a parte, non è che il Sud possa lamentarsi, figuriamoci che ora ha anche l’autostrada Salerno-Reggio Calabria (53 anni di costruzione). Situazione autostrade, chilometri ogni cento chilometri quadrati di territorio: Centro Nord 25,1, Sud 17,1, Italia 21,1. Ferrovie (sempre ogni cento chilometri quadrati): Nord Ovest 7,2, Sud 4,7. Alta velocità ferroviaria: Napoli e Salerno uniche città del Sud. Treni per Roma da Firenze e Bologna: uno ogni venti-trenta minuti. Treni per Roma da Bari: sei ore fra uno e l’altro. Aeroporti: Centro Nord uno ogni 50 chilometri, Sud uno ogni 200 chilometri.

Ma vedrete che andrà tutto meglio ora che il Governo ha deciso ciò che doveva esserci da tempo: la spesa complessiva al Sud non deve mai essere inferiore al 34 per cento, quanta ne è la percentuale della popolazione in Italia. Magari di più, visto che c’è da coprire quel divario che a parole tutti giudicano scandaloso. Ma il Sud non si vuole allargare, anzi vuole anche scontare le sue colpe.

Ora un po’ di questa roba bisognerebbe conoscere quando si sente parlare di Sud che vive alle spalle altrui, che spreca, e che non stia solo a lamentarsi. Se si corrono i cento metri, si parta tutti dallo stesso punto, non che qualcuno fa la drittata di correrne ottanta. A quel punto, chissà, un referenduccio lo potrebbe proporre pure il Sud. Non ovviamente alla catalana.

Pubblicato in L'opinione | Lascia un commento

Memoria storica a Portici

Portici de Crescenzo e c#001

Pubblicato in Eventi, News sul Sud, Notizie dalla patria | Lascia un commento

Convegno di numismatica e filateria a Napoli

Convegno Filateria#001

Pubblicato in Eventi | Lascia un commento

La Crociera della Musica e della Cultura Napoletana

10°crociera-della-musica-napoletana#001

La musica, la storia e la cultura di Napoli in crociera grazie a MSC Crociere e a Scoop Travel dal 24 settembre all’1 ottobre 2017. A bordo della grande nave Splendida un tour nel Mediterraneo (tra Italia, Spagna e Francia) con la sapiente regia di Francesco Spinosa (un vero “tour operator delle Due Sicilie”!) e accompagnati, tra gli altri, dalla musica di Nino D’Angelo e Monica Sarnelli, dall’ironia di Peppe Iodice e dai racconti di identità, storia&orgoglio di Gennaro De Crescenzo (conferenze e concerti a bordo e nelle città italiane e straniere di approdo). Dalle antiche tradizioni e dai primati del mare delle Due Sicilie alle eccellenze del presente e del futuro…

La settimana di navigazione toccherà le città di Palermo, Cagliari (novità assoluta per la Crociera della Musica Napoletana), Valencia, Palma di Maiorca, Marsiglia e Genova, per riapprodare a Civitavecchia il 1°ottobre. In ogni porto non mancheranno naturalmente gli incontri con le autorità territoriali e soprattutto con gli artisti rappresentanti della musica e delle arti locali, per cementare rapporti di fratellanza e affinità tra le nazioni che si affacciano sul bacino del Mediterraneo.

LE CROCIERE DEI BORBONE: UN ALTRO (BELLISSIMO) PRIMATO!

“Strettamente legato ai trasporti marittimi e alla grande e antica tradizione della nostra cantieristica, un evento che costituì uno dei primati meno conosciuti ma forse più significativi, soprattutto per le prospettive che avrebbe potuto avere: il 16 aprile del 1833 partì da Napoli la “Francesco I”, prima nave da crociera sicuramente per l’Italia e una delle prime al mondo. Preceduta da una campagna pubblicitaria simile a quelle attuali, si imbarcarono nobili, autorità, principi reali, 13 inglesi, 12 francesi, 3 russi, 3 spagnoli, 2 prussiani, 2 bavaresi, 2 olandesi, 1 ungherese, 1 svizzero, 1 svedese, 1 greco (con funzioni che oggi potremmo definire magari di tour operator). In poco più di tre mesi la nave passò per Taormina, Catania, Siracusa, Malta, Corfù, Patrasso, Delfo, Zante, Atene, Smirne e Costantinopoli e tornò a Napoli: il tutto, come per gli attuali crocieristi, con escursioni e visite guidate, balli, tavolini da gioco sul ponte e feste a bordo. E così “il più grande e il più bel piroscafo che si son veduti sinora nel Mediterraneo” rientrò a Napoli a mezzogiorno del 9 agosto 1833” (G. De Crescenzo, “Noi, i neoborbonici”).

ULTIMI POSTI A OTTIMI PREZZI A PARTIRE DA 800 EURO, TASSE E SERVIZI INCLUSI.

Info e prenotazioni

info@scooptravel.it

https://www.facebook.com/www.crocieradellamusicanapoletana.it/?fref=ts

081 5567741

Pubblicato in Eventi, News sul Sud, Notizie dalla patria | Lascia un commento

La Notte dei Briganti, XI edizione ad Alberobello sul brigantaggio in Puglia

la-notte-dei-briganti#001

Pubblicato in Eventi, News, News sul Sud, Notizie dalla patria | Lascia un commento

Unità d’Italia: parlare non è sparare

Lino Patruno

UNITA’ D’ITALIA: PARLARE NON E’ SPARARE

di Lino Patruno

Non se ne deve parlare. Lo chiede una petizione firmata da una docente dell’università di Bari dopo la mozione del M5S per l’istituzione in Puglia, il 13 febbraio, della Giornata della Memoria per le vittime meridionali del processo di Unità d’Italia. La petizione on line si attende tre decisioni dal governatore Emiliano. Uno, bloccare l’iniziativa. Due, non finanziare alcuna pubblica celebrazione. Tre, non coinvolgere le scuole in alcun modo. Essendo una petizione, non è un ordine. Petizione di privati cittadini dopo che la mozione in consiglio regionale (a nome di tutti i cittadini) è stata approvata da tutti tranne quattro. E condivisa dallo stesso Emiliano.
Ma la petizione giunge dopo che cinque autorevoli storici (sempre dell’università di Bari) avevano definito <operazione neoborbonica> la mozione. Preoccupati che si possa dire agli studenti che il Mezzogiorno è arretrato per colpa dell’unificazione. E che il brigantaggio è stato qualcosa di diverso dai sanfedisti del cardinale Ruffo contro i giacobini. Perché tutto questo sarebbe propaggine estrema di un meridionalismo <piagnone> e rivendicazionista. Francamente (concludono) un epilogo del meridionalismo storico <forse prevedibile>, ma del quale c’è poco da rallegrarsi.
Se questo epilogo del meridionalismo storico (dalle mille facce, peraltro) era <forse prevedibile>, ci si chiede perché i nostri storici non siano intervenuti prima che diventasse grande. Raccontando in modo convincente una verità che evidentemente è messa in discussione. E chiedendosi perché lo è. Fino al punto che si istituisce una Giornata della Memoria che, oltre che commemorare, si propone di mettere appunto in discussione. Cioè discutere quanto era considerato indiscutibile, e indiscusso: il modo in cui si è fatta l’Unità d’Italia. Non di negarla.
I nostri docenti sanno bene che oggi i dogmi fanno venire l’orticaria anche a un papa Francesco. E che il tempo ha scalfito (senza che i Borbone c’entrassero nulla) altri dogmi. Quello della Resistenza, per dire, che fra l’altro è un secondo mito fondativo d’Italia dopo l’Unità, una Rifondazione. Tema sul quale il silenzio doveva impedire che emergessero risvolti di latente guerra civile pur per una sacra lotta che ci ha restituito alla democrazia e alla civiltà dopo il fascismo. Poi è venuto fuori un Giampaolo Pansa a parlarci del sangue dei vinti (l’eccidio dei fascisti) cui si è risposto stalinisticamente demonizzandolo. E figuriamoci quando ha parlato del sangue fra i vincitori, l’eliminazione di concorrenti scomodi per il futuro comunista che sognavano di imporre.
No, non si doveva parlare delle foibe, la pulizia etnica con la quale i partigiani jugoslavi di Tito regolarono a modo loro i conti con gli italiani considerati compromessi col regime. Cinquemila buttati nelle fosse. E per i quali si è istituito un Giorno del Ricordo oltre 60 anni dopo. Perché per tutto quel tempo gli storici che decidono ciò di cui si deve parlare o no avevano deciso che non se ne parlasse. Come ancòra non si parla delle centinaia di migliaia di italiani non solo deportati dalle terre dalmate-istriane ma accolti a sputi ovunque nel loro stesso Paese.
No, non si doveva parlare di Mussolini e di quel rapporto con gli italiani inizialmente più sentimentale che fra dittatore e sottomessi. E Renzo De Felice doveva chiamarsi Renzo De Felice perché non finisse dietro la lavagna in università nelle quali, più che aria, si respirava egemonia di sinistra. Magari, chissà, non si doveva parlare dell’Olocausto, e che pacchia sarebbe stata per chi continua a dire che è tutta una bufala. Non si doveva parlare, chissà, della pedofilia nella chiesa, e non se ne è parlato finché non è scoppiata fra i piedi di una chiesa cui neanche il suddetto Francesco riesce a raddrizzare la testa. E chissà, non si doveva parlare del patto Stato-mafia, delegato alla solita magistratura da una politica che mette la polvere sotto il tappeto come a volte gli storici.
E quanto alla temuta incursione nelle aule, è stato un Galli della Loggia a dire con sconcerto che ormai è sempre diffusa nelle scuole del Sud la convinzione che sull’Unità non l’hanno raccontata tutta. Allora gli storici si degnino di accompagnarsi con i loro critici nelle scuole, invece di lanciare i <niet>. Per parlare, non per tacere. Per spiegare ai ragazzi del Sud perché devono ancòra emigrare. Anche se c’è chi dice, basta, raccontiamo il Sud in altro modo, come comunque si fa. E se poi si accusa Emiliano di volere con l’operazione <politica> del 13 febbraio raggiungere il senso comune del suo <popolo>, cosa fanno contro questo senso comune: proibiscono e basta?
La Lega Nord è nata in Italia nel silenzio assordante degli storici, e non solo, meridionali. E la storia (non meno della chimica o della fisica o della medicina) si basa sull’evoluzione delle conoscenze, non sull’immobilismo dogmatico. Che allora sarebbe solo potere. No, non si abbia paura.
(Gazzetta del Mezzogiorno, 28 luglio 2017)

Pubblicato in L'opinione | Lascia un commento

La Crociera della Musica Napoletana

Felice e fiero di stare su quei manifesti per Napoli con Nino D’Angelo, Monica Sarnelli, Peppe Iodice e con la regia di Francesco Spinosa. CI VEDIAMO A BORDO DELLA MSC “SPLENDIDA” DAL 24 AL 30 SETTEMBRE con le nostre conversazioni identitarie per la Crociera della Musica (e della cultura) napoletana. Porteremo un pizzico di storia&orgoglio in giro per il mondo… Info Scoop Travel.

Gennaro De Crescenzo

Crociera della Musica#001

Pubblicato in Eventi | Lascia un commento